"Briganti" rappresenta il punto di incontro di chi vuole condurre una battaglia per il Sud.
E’ il mezzo attraverso il quale trova voce chi vuole raccontare la nostra terra, la sua storia, i suoi problemi, le sue eccellenze, le sue prospettive politiche, sociali ed economiche.
Se ami il Sud unisciti a noi.
nella foto FERDINANDUS la falanghina flegrea di Enodelta Di AFRAGOLA (NAPOLI)
Dopo il successo della lista dei panettoni fatti al Sud, formuliamo una nuova lista, questa volta di spumanti, fatti nelle nostre terre.
Quest' anno a Natale non far mancare la tua terra sulla tua tavola!!
Briganti, abbiamo stilato una prima lista di aziende e pasticcerie
che producono panettoni industriali o artigianali. Ovviamente non c'è
possibilità di confronto con i dolci tipici della nostra tradizione
soprattutto se fatti in casa o da artigiani e maestri pasticceri. Noi
vi invitiamo sempre a comprare i prodotti locali, pastiere,
struffoli, pignolata, purciddhruzzi, cartellate, roccocò, mustaccioli,
cassate, chinulije, panesillo, parrozzo, buccellato, paste di mandorla
e altro ancora! Oppure, vi invitiamo ad optare per i panettoni e
pandori artigianali o semiartigianali. Ciò non toglie che anche la
grande distribuzione può venirci in aiuto. Ecco alcune delle nostre marche suddivise per regione:NB: l'elenco è in continuo aggiornamento, se vuoi segnalare aziende della tua città scrivi ai ragazzi di https://www.facebook.com/PRODOTTICONSEDELEGALEESTABILIMENTOALSUD?fref=ts
Nella foto: Fiasconaro S.R.L. SEDE LEGALE E STABILIMENTO Castelbuono (PALERMO)
ABRUZZO
PAN DELL'ORSO DI GINO DI MASSO & C. S.N.C. SEDE LEGALE E STABILIMENTO SCANNO (L'AQUILA)
RUSTICHELLA D’ABBRUZZO S.P.A. SEDE LEGALE PIANELLA (PESCARA) E STABILMENTO MOSCUFO (PESCARA)
ESPERIDIA, SEDE E STABILIMENTO LANCIANO (CHIETI)
MOLISE
VALENTINO S.R.L. SEDE LEGALE E STABILIMENTO PETTORANELLO DEL MOLISE (ISERNIA)
MELILLO SEDE LEGALE E STABILIMENTO TERMOLI (CB)
LUPACCHIOLI SRL SEDE LEGALE E STABILIMENTO RIPALIMOSANI (CB)
CAMPANIA
MARIGLIANO PASQUALE SEDE LEGALE E STABILIMENTO OTTAVIANO (NAPOLI)
GELATERIA PALETTA D'ORO DI PASCA PASQUALE SEDE LEGALE E STABILIMENTO SANTA MARIA CAPUA VETERE (CASERTA)
PASTICCERIA ARTIGIANALE MORZILLO 965 SEDE LEGALE E STABILIMENTO CASORIA (NAPOLI)
PASTICCERIA PIETRO MACELLARO DI MACELLARO PIETRO SEDE LEGALE E STABILIMENTO PIAGGINE (SALERNO)
NAPOLITANO VINCENZO DI ANGELO E GIOVANNI NAPOLITANO S.N.C. SEDE LEGALE E STABILIMENTO NAPOLI
IL GIARDINO DI GINEVRA DI ANNA CHIAVAZZO SEDE LEGALE E STABILIMENTO CASAPULLA (CASERTA)
PASTICCERIA FESTIVAL SEDE LEGALE E STABILIMENTO GIFFONI VALLE PIANA (SALERNO)
EREDI VINCENZO BELLAVIA S.R.L. SEDE LEGALE E STABILIMENTO NAPOLI
SAL DE RISO COSTA D'AMALFI S.R.L. SEDE LEGALE E STABILIMENTO TRAMONTI (SALERNO)
PASTICCERIA VOLPE GENNARO SEDE LEGALE E STABILIMENTO NAPOLI
DOLCIARTE S.A.S. DI CARMEN VECCHIONE SEDE LEGALE E STABILIMENTO AVELLINO
PANTORRONE GAROFALO S.R.L. SEDE LEGALE E STABILIMENTO PIETRADEFUSI (AVELLINO)
SPAGNUOLO S.R.L. SEDE LEGALE E STABILIMENTO NAPOLI
D’AURIA LE DELIZIE DEL MATTINO S.R.L. SEDE LEGALE E STABILIMENTO NAPOLI
AVELLANA S.R.L. SEDE LEGALE E STABILIMENTO VILLA LITERNO (CASERTA)
PEPE MASTRO DOLCIERE S.R.L. SEDE LEGALE E STABILIMENTO SANT’EGIDIO DEL MONTE ALBINO (SALERNO)
DOLCIARIA BORRILLO S.N.C. SEDE LEGALE E STABILIMENTO SANO MARCO DEI CAVOTI (BENEVENTO)
ABBATE SNC DI ABBATE MARIA SOPRANA E C. SEDE LEGALE E STABILIMENTO CASTELLAMMARE DI STABIA (NAPOLI)
BASILICATA
FALCONE S.A.S. DI FALCONE ALESSANDRO & C. SEDE LEGALE E STABILIMENTO TRECCHINA (POTENZA)
PANIFICIO BISCOTTIFICIO TIRI SEDE LEGALE E STABILIMENTO ACERENZA (POTENZA)
PUGLIA
ALDA DI PROVENZANO S.R.L. SEDE LEGALE E STABILIMENTO TUGLIE (LECCE)
PASTICCERIA CASOLI LUCIA SEDE LEGALE E STABILIMENTO TROIA (FOGGIA)
FORNO SAMMARCO, SEDE LEGALE E STABILIMENTO SAN MARCO IN LAMIS (FOGGIA)
NERETUM DOLCE & SALATO SEDE LEGALE E STABILIMENTO NARDO' (LECCE)
CALABRIA
GELATERIA ARTIGIANALE PENNA DOMENICO SEDE LEGALE E STABILIMENTO PIZZO (VIBO VALENTIA)
TAVERNA FRANCESCO S.N.C. DI FRANCESCO TAVERNA & C. SEDE LEGALE E STABILIMENTO TAURIANOVA (REGGIO CALABRIA)
FIORINDO 1909 S.R.L. SEDE LEGALE E STABILIMENTO SERRA SAN BRUNO (VIBO VALENTIA)
OLEARIA
SAN GIORGIO-FRATELLI FAZARI DI VINCENZO FAZARI & C. SNC SEDE LEGALE E STABILIMENTO SAN GIORGIO MORGETO (REGGIO CALABRIA)
LA SPINA SANTA S.R.L. SEDE LEGALE E STABILIMENTO BOVA MARINA (REGGIO CALABRIA)
CALLIPO GELATERIA S.R.L. SEDE LEGALE E STABILIMENTO PIZZO (VIBO VALENTIA)
PASTICCERIA ARONNE SEDE LEGALE E STABILIMENTO MARCELLINA (FRAZIONE DI SANTA MARIA DEL CEDRO) COSENZA
DITTA COLAVOLPE SEDE LEGALE E STABILIMENTO BELMONTE CALABRO (COSENZA)
GELATERIA ENRICO SEDE LEGALE E STABILIMENTO PIZZO (VIBO VALENTIA)
PANIFICIO LIMONE SEDE LEGALE E STABILIMENTO GERACE (REGGIO CALABRIA)
Si sente spesso parlare, soprattutto a sproposito, di “secessione” da parte di personaggi politici discutibili, bavosi e grotteschi che usano lo spauracchio minaccioso della divisione tra nord e sud solo ed esclusivamente per motivi populistici e non certamente politici. Una vera e propria secessione, in pectore, non la vuole nessuno: soprattutto non la vogliono quei politici-imprenditori vestiti di verde che la tirano fuori durante i comizi per eccitare l’elettorato. Molti credono che secessione sia sinonimo di “nuova cortina di ferro“; pensano che ci si riferisca alla costruzione di una moderna linea Gustav con tanto di guardia padana armata fino ai denti e a sua volta controllata a vista da una altrettanto agguerrita sentinella della Lega Sud pronta a difendere il Nuovo Regno delle Due Sicilie dalla calata dei Nibelunghi. Niente di tutto questo, tranquilli.
SOLO NOI MERIDIONALI POSSIAMO INSEGNARE AI PADANI COSA SIGNIFICA FARE UNA VERA SECESSIONE! Una “secessione dal basso” – parafrasando Gramsci – ovvero dal Sud.
Una secessione culturale e commerciale
La vera secessione è e deve essere un’altra: dovremmo avere il coraggio e la costanza, noi meridionali troppo spesso utilizzati in chiave comica nelle varie pubblicità create dalle major televisive del Nord (come se fossimo i giullari della corte televisiva italiana), di attuare l’unica, vera, realistica, non-violenta, intelligente e proficua secessione. “Giullari della pubblicità”, i vari napoletani, calabresi e siciliani usati durante certi spot commerciali, che hanno l’ingrato compito di aprire “canali linguistici” tra il produttore settentrionale e l’ “indigeno” del meridione da ‘evangelizzare’, consumisticamente parlando. Un richiamo ipocrita a una fantomatica Unità d’Italia, a una “fratellanza inter-dialettale”, che serve solo quando bisogna diffondere un nuovo marchio o una nuova idea commercialmente redditizia e che non deve conoscere confini.
Impariamo a leggere le etichette
La cosiddetta “spesa”, quella che fanno le casalinghe, i padri di famiglia o anche gli acquirenti single, purtroppo è diventata, come già è successo a tante altre attività dell’umano vivere, un momento veloce, nevrotico, privo di qualità. La corsa contro il tempo è un imperativo che non risparmia nemmeno uno dei momenti più importanti della nostra vita: la scelta del cibo che introdurremo nel nostro apparato digerente.
Dovremmo prenderci del tempo, invece, per leggere ATTENTAMENTE le etichette dei prodotti alimentari (e non solo di quelli) prima di metterli ciecamente nei nostri carrelli metallici quando andiamo al supermercato. Lo so: la maggior parte delle informazioni contenute sulle etichette, quelle che servono al consumatore per FARE LA DIFFERENZA, sono scritte in piccolo e la persona di una certa età con problemi di vista, come anche il giovane che va sempre di fretta e non è interessato a certi argomenti, non ha la pazienza per leggere le varie scritte microscopiche sul retro dei prodotti che acquista.
Bisognerebbe avere il coraggio di dire che queste informazioni non sono sacrificate per motivi di spazio sulla confezione ma semplicemente perché è necessario fornire una minore “comodità conoscitiva” al consumatore. E questo “oscuramento dei dati” dovrebbe rappresentare, invece, il contro-motivo per effettuare una lettura minuziosa delle etichette: anche a costo di andare in giro tra gli scaffali del nostro supermercato preferito, armati di lente d’ingrandimento.
Prodotto da…
Una volta vinta la “sfida ottica” lanciata dall’etichetta, andiamo alla ricerca del PRODUTTORE. Generalmente per sapere chi ha prodotto il cibo che intendiamo acquistare (mi limito all’esempio alimentare perché gli alimenti sono, come è facile intuire, i prodotti che maggiormente condizionano le nostre abitudini quotidiane in qualità di consumatori, ma come vedremo più avanti la scelta può e deve essere estesa a TUTTI gli altri prodotti, consumabili e non) basta andare alla ricerca sull’etichetta di diciture del tipo: “Prodotto da…”; “Prodotto e confezionato da…”. In altri casi troveremo solo il brand del produttore (ovvero il marchio) seguito dall’indirizzo civico dello stabilimento in cui avviene la produzione. Non dobbiamo confondere il Produttore con il Confezionatore e il Distributore: nella maggior parte dei casi le tre fasi della catena commerciale (produzione-confezionamento-distribuzione) sono affidate a tre figure distinte. A noi interessa “colpire” il Produttore. I “danni” sul Confezionatore e sul Distributore saranno una intuibile conseguenza.
Una volta individuata l’origine geografica del nostro prodotto, scegliamo se realizzare o meno la nostra piccola, silenziosa, apparentemente insignificante, SECESSIONE COMMERCIALE. Noi consumatori meridionali dovremmo scegliere in quel preciso istante se mettere o meno nel nostro carrello l’oggetto alimentare proveniente (cioè fabbricato, prodotto, realizzato, costruito, sfornato…) da una delle regioni appartenenti al meraviglioso, impeccabile, civilissimo, paradisiaco, trainante, incompreso, fiero territorio della cosiddetta Padania.
Il potere della scelta: un potere che abbiamo dimenticato perché un po’ alla volta siamo diventati come tante pecore belanti, senza dignità, senza cervello, senza storia, senza capacità di discernimento.
Non solo politica
Scegliere prodotti meridionali al posto di prodotti provenienti dalla Padania, non significa solo dare indirettamente una sorta di “schiaffo morale” a chi va dicendo in giro dalla mattina alla sera, in televisione o nei raduni campestri, di essere stanco di fare la parte del motore economico del paese, ma è soprattutto un modo, il più semplice e secondo me il più intelligente, per favorire lo sviluppo dell’economia di una zona d’Italia da sempre fanalino di coda della penisola. Dal momento che i padani sono stanchi di sopperire alle nostre mancanze in campo sociale, economico e ultimamente anche nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, cerchiamo noi meridionali di realizzare nei fatti e non solo a parole LA VERA SECESSIONE. Dimostriamo concretamente la nostra insofferenza in qualità di consumatori di prodotti provenienti dall’attivissima Padania.
Invece di acquistare, ad esempio, la pasta di qualche famoso e fin troppo pubblicizzato marchio del nord, noi meridionali dovremmo sforzarci di andare alla ricerca e comprare solo ed esclusivamente (vita natural durante) prodotti provenienti da pastifici del Sud… E gli esempi, lo capite benissimo da soli, potrebbero essere innumerevoli e non limitati al “prodotto pasta” o ad altri alimenti ma estendibili anche a tutti gli altri beni di consumo prodotti al Sud.
Qualcuno potrebbe giustamente obiettare dicendo: “E se si tratta di prodotti provenienti dal Sud ma fabbricati in stabilimenti di proprietà di investitori o di industriali del Nord?” In quel caso, amici miei, bisognerebbe dare la precedenza all’emergenza OCCUPAZIONE – visti i tempi! – e favorire altri lavoratori meridionali che altrimenti sarebbero costretti a emigrare o a rimanere disoccupati. Senza dimenticare contemporaneamente che favorire merce meridionale, prodotta da imprenditori meridionali, in territorio meridionale, significa anche invertire un certo andamento occupazionale di tipo “assistenzialistico” e agevolare la nascita e lo sviluppo di altre sedi lavorative nel Sud, da parte di industriali del Sud.
C’è poi anche una buona motivazione ecologico-produttiva: acquistare prodotti provenienti dalla Padania significa aver bisogno di trasporti lunghi (soprattutto su gomma), significa causare inquinamento dovuto ai mezzi di trasporto, significa un inutile spreco di energia in generale e un consumo di carburante in particolare… Di conseguenza aumento del prezzo sul prodotto finale. Un aumento pagato dal meridionale e incassato dall’insoddisfatto e razzista industriale padano che vota Lega Nord ma che non disdegna di mandare i propri prodotti nel tanto odiato Sud.
Perché dovremmo continuare ad agevolare questo sistema?
Io compro meridionale
Dagli spaghetti alla carta igienica, dalla lavatrice al materasso, dal libro alla bicicletta, dalle scarpe ai fazzoletti di carta per soffiarci il naso… Siamo da sempre convinti che ‘produzione’ sia sinonimo di ‘Nord Italia’, ma non è così. Questa errata convinzione nasce dalla disinformazione (e non solo in questo campo) del meridionale medio: pensiamo che esistano solo i prodotti che vediamo pubblicizzati sulle reti televisive e che intorno a questi ‘grandi marchi nordici’ esista il Vuoto. Ma, ripeto, così non è!
E la cosa che fa più rabbia è che sappiamo in cuor nostro che non è così: tuttavia, come tante pecore pigre, continuiamo a comperare i prodotti che ci sbattano sotto il naso tutti i giorni durante i cosiddetti “consigli per gli acquisti”. I veri consigli per gli acquisti dovrebbero, secondo me, somigliare alla encomiabile campagna pubblicitaria fatta dal movimento per il Commercio Equo e Solidale. Solo che bisognerebbe ribattezzare questa nuova azione pubblicitaria pro-Sud con il nome di Commercio Equo e Meridionale. Qualcuno c’ha provato molto seriamente a fare una cosa del genere e compiendo una ricerca meticolosa – come nel caso del gruppo “Briganti” - e invito tutti a leggere attentamente il seguente elenco in cui sono indicati moltissimi prodotti provenienti da realtà economiche meridionali.
Si tratta di un elenco, sicuramente incompleto – anche se in continuo aggiornamento proprio grazie al lavoro del gruppo “Briganti” - e che ognuno di noi potrà completare grazie alla personale esperienza in qualità di consumatore, di PRODOTTI MERIDIONALI facilmente reperibili nei nostri negozi sotto casa o nei supermercati del Sud. L’elenco, come dicevo, è sicuramente incompleto perché la realtà produttiva del Sud è più vasta di quanto si pensi, ma ci dà un’idea di come la pubblicità inganni quotidianamente l’ignaro consumatore meridionale. Capisco che in una società globalizzata, omologata e culturalmente diluita come la nostra, chiedere un tale sforzo discernente, una precisa scelta discriminante, è da pazzi! Ma è solo una questione di abitudine: così come “meccanicamente” chiudiamo a chiave la porta di casa quando usciamo anche se poi non ce lo ricordiamo, allo stesso modo dobbiamo sforzarci di disimparare vecchi schemi imposti dalla Pubblicità per acquisire NUOVE ABITUDINI che con il tempo diventano Cultura.
Da decenni politici ed elettori che inneggiano al federalismo fiscale, “campano” (nel senso di ‘vivere’) sull’ignoranza dei meridionali che, ulteriormente anestetizzati dalle tv commerciali di Berlusconi, hanno dimenticato ciò che sono e soprattutto ciò che hanno sotto casa!
Il mio non è uno “spottone” anti-settentrionalista: commetterei lo stesso errore di quei padani che apertamente critico in questo post. Molti meridionali hanno assicurato un futuro a se stessi e ai propri figli proprio grazie al lavoro offerto dalle grandi industrie del Nord. Ma credo anche che, considerando soprattutto l’attuale clima politico italiano, sia giunto il momento per noi meridionali di cambiare mentalità e di fare delle ben precise scelte economiche, commerciali e culturali.
Perché, per fare una bella “rivoluzione”, non è mai troppo tardi!
TRATTO DA: http://michelenigro.wordpress.com/2011/09/18/commercio-equo-e-meridionale/
Uno studio dell’economista Paolo Savona ha messo in evidenza il fatto che su 72 miliardi l’anno di spesa fatta dai cittadini del Sud, ben 63 sono di beni e servizi prodotti al Nord. Solo una parte dei restanti 9 miliardi resta poi nel Mezzogiorno, essendo compresa in essi anche la quota di spese estere.
Ufficiale è il fatto che la bilancia commerciale delle Regioni settentrionali sia positiva verso il sud Italia e negativa verso l’estero – fatta eccezione per il Veneto – che ha entrambe le voci positive. Questo cosa vuol dire?
Che leRegioni del sud Italia sono il mercato di riferimento delle aziende del Nord, le quali senza la nostra quota di consumi, sarebbero in passivo e destinate al fallimento.
La legge detta del “Federalismo fiscale”, fortemente volute dalla Lega Nord, prevede “il coordinamento dei centri di spesa con i centri di prelievo”
Tradotto in linguaggio corrente: “le ricchezze-tasse restano a disposizione della Regione che le produce-versa”
In termini pratici:
Io, a Napoli, acquisto una colomba “Le Tre Marie”, prodotto a Milano da una società con sede a Via Bistolfi, 31 – 20134.
Gli utili della società – a cui ho dato il mio modesto contributo - versati in tasse verranno usati per costruire scuole, strade, ospedali, ferrovie, teatri…….DOVE? A MILANO!!!!!!!! E LA LEGA RINGRAZIA!!!! Domanda
Cosa posso fare perché, invece, i miei soldi restino in Campania, Abruzzo, Calabria, Basilicata, Puglia, Molise, Sicilia? Risposta
Compro una pastiera, un casatiello, un migliaccio, un sanguinaccio…. Effetto
I miei soldi – tradotti in tasse - verranno usati per costruire scuole, strade, ospedali, ferrovie, asili nido…….DOVE? NELLE NOSTRE REGIONI !!!!!!!! E I NOSTRI FIGLI RINGRAZIANO!!!!
Se, quando fai la spesa, compri un prodotto del sud, che effetti produci?
Fai crescere l’economia del sud
I tuoi soldi restano al sud e vengono utilizzate per garantire A TE i servizi pubblici: istruzione, trasporto, sanità….
Crei posti di lavoro vicino casa tua
Dai una mano all’ambiente
Risparmi
Come raggiungere il risultato? Attraverso
Acquisto
Consumo
Diffusione
di merci prodotte nel Sud Italia, da aziende, agricoltori, artigiani che abbiano la sede legale della propria attività nel Sud Italia.
Ho scoperto che nel sud Italia produciamo ogni sorta di prodotto e che alcune catene di supermercati – non quelle nazionali, ma quelle nate e cresciute sul territorio – ne sono ben forniti. Certo è fastidioso dover leggere le etichette ogni volta che si acquista un prodotto, però gli effetti - anche in termini di soddisfazione personale – sono notevoli, per cui vi invito a fare un piccolo sforzo.
Per aiutarvi, ho scritto un elenco di prodotti cui potete fare riferimento, attendo i VOSTRI SUGGERIMENTI per arricchire le diverse categorie e aggiungere prodotti e produttori di tutte le nostre regioni.
BUONA SPESA MADE IN SOUTH A TUTTI
Uno studio dell’economista Paolo Savona ha messo in evidenza il fatto che su 72 miliardi l’anno di spesa fatta dai cittadini del Sud, ben 63 sono di beni e servizi prodotti al Nord. Solo una parte dei restanti 9 miliardi resta poi nel Mezzogiorno, essendo compresa in essi anche la quota di spese estere.
Comprare prodotti fatti nelle nostre regioni del Sud è utile non solo per aiutare la nostra economia e scongiurare l’emigrazione, ma anche per "spezzare" le catene del colonialismo interno che ci attanaglia da 150 anni.