Visualizzazione post con etichetta Pino Aprile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pino Aprile. Mostra tutti i post

sabato 15 marzo 2014

BIBLIOGRAFIA SULLA VERA STORIA DEL RISORGIMENTO


in continuo aggiornamento.....

* "Il brigantaggio politico del Mezzogiorno d'Italia (1815-1818"
Antonio Lucarelli, Milano, Longanesi, 1982
* "Il brigantaggio politico delle Puglie dopo il 1860 - Il sergente Romano"
Antonio Lucarelli, Milano, Longanesi, 1982
* "Carmine Crocco Donatelli. Un Brigante guerrigliero"
Antonio De Leo Antonio, Cosenza, Luigi Pellegrini Editore, 1983
* "Briganti e senatori"
Alberico Bojano, Napoli, Alfredo Guida Editore, 1997.
* "Briganti e piemontesi: alle origini della questione meridionale"
Aldo De Jaco, Rocco Curto Editore, 1998
* "A sud del Risorgimento"
Antonio Boccia, Napoli, Tandem, 1998
* "La Sicilia e il brigantaggio"
Luigi Capuana, Carlo Ruta (a cura di) Messina, Edi.bi.si., 2005
* "Dopo Teano: Storie d'amore e di briganti"
Aldo De Jaco, Lacaita, 2001
* "Il brigantaggio meridionale: cronaca inedita dell'Unità d'Italia"
Aldo De Jaco, Editori Riuniti, 1969
* "La chiamarono Unità d'Italia..."
Antonio Grano, Napoli, 2009
* "Il brigante Secola. La sanguinosa rivolta nel Fortore post-unitari"
Antonio Bianco, Benevento, Il Chiostro, 2011
* "I panni sporchi dei Mille"
Angela Pellicciari,(Liberal Edizioni)
* "I Savoia e il massacro del Sud"
Antonio Ciano, Grandmelò
* "Due Sicilie, 1830 – 1880"
Antonio Pagano – Capone, 2002
* "La conquista del Sud: Il Risorgimento nell'Italia Meridionale"
Carlo Alianello, Milano, Edilio Rusconi, 1994
* "Controstoria dell'Unità d'Italia, ribellione popolare e repressione militare 1860-1865"
Carlo Coppola, Lecce, MCE Editore 2003
* "Il Mezzogiorno e l'unità d'Italia"
Carlo Scarfoglio, Parenti Firenze
* "Il Brigantaggio nel Salento"
Carlo Coppola, Matino, Tipografie S. Giorgio, 2005
* "Storia d'Italia"
Denis Mack Smith, Roma-Bari, Giuseppe Laterza e figli, 2000
* "Il potere di punire e perdonare. Banditismo e politiche criminali nel Regno di Napoli in età moderna"
Francesco Gaudioso, Galatina, Congedo, 2006
* "Eroi e briganti"
Francesco Saverio Nitti, Milano, Longanesi, 1946
* "La stangata"
Francesco Del Vecchio (2001) Ed. Libellula
* "I Lager dei Savoia"
Fulvio Izzo (1999), Ed. Controcorrente
* "Regno delle Due Sicilie- tutta la verita"
Gustavo Rinaldi
* "Il sangue del Sud. Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio"
Giordano Bruno Guerri
* "Brigantaggio, proprietari e contadini nel Sud (1799-1900)"
Gaetano Cingari, Reggio Calabria, Editori Riuniti 1976
* "Garibaldi,l'avventuriero, il massone, l'opportunista"
Gustavo Rinaldi, ed. Controcorrente
* "Il Brigantaggio dal 1860 al 1865"
Giuseppe Bourelly, Venosa, Osanna, 1987
* "La bugia risorgimentale. Il Risorgimento italiano dalla parte degli sconfitti"
Gerlando Lentini
* "1860 - La stangata"
* "1861 Pontelandolfo e Casalduni. Un massacro dimenticato"
Gigi Di Fiore – Grimaldi & C. ed. 1998
* "I vinti del Risorgimento. Storia e storie di chi combatté per i Borbone di Napoli"
Gigi Di Fiore
* "Gli ultimi giorni di Gaeta. L'assedio che condannò l'Italia all'Unità"
Gigi Di Fiore
* "Controstoria dell'Unità d'Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento"
Gigi Di Fiore, Ed. Rizzoli
* "Indietro Savoia! Storia controcorrente del Risorgimento italiano"
Lorenzo Del Boca, Ed. Piemme
* "Maledetti Savoia"
Lorenzo Del Boca, Ed. Piemme
* "Donne contro: le brigantesse streghe dell’Appennino"
Maria Procino, in «SLM- Sopra il livello del mare» Rivista dell’Istituto Nazionale della montagna, n. 28, 2006
* "L'unità truffaldina"
Nicola Zitara, liberamente scaricabile in formato HTML o RTF
* "Il Sud e l'unità d'Italia"
Giuseppe Ressa e Alfonso Grasso, (e-book)
* "La Storia Proibita -Quando i Piemontesi invasero il Sud-"
vari autori, Ed. Controcorrente, Napoli 2001
* "L'Unità d'Italia: nascita di una colonia"
Nicola Zitara
* "Tutta l'ègalitè"
Nicola Zitara, estratto dalla rivista Separatismo
* "Memorie di quand'ero italiano"
Nicola Zitara
* "Negare la negazione"
Nicola Zitara
* "L'invenzione del Mezzogiorno"
Nicola Zitara,
* "Contro la questione meridionale"
Carlo Capecelatro, Savelli, Roma
* "L'unità d'Italia: guerra contadina e nascita del sottosviluppo del Sud"
M. R. Cutrufelli, , Bertani Editore, Verona
* "Don Josè Borges, generale catalano e guerrigliero borbonico, Diario di guerra"
Josè Borjes, Valentino Romano (a cura di) Bari, Adda, 2003
* "Mezzogiorno, emigrazione di massa e sottosviluppo"
Mario Iaquinta, Luigi Pellegrini Editore, 2002
* "Terroni"
Pino Aprile, Piemme 2010
* "Brigantesse. Donne guerrigliere contro la conquista del Sud"
Valentino Romano, Napoli, Crontrocorrente, 2007
* "Il Brigantaggio da Fra’ Diavolo a Crocco"
Marc Monnier, Lecce, Capone
* "Briganti e musica popolare dal nord al Sud"
Pierluigi Moschitti, Gaeta, Sistema Bibliotecario Sud Pontino
* "Il "brigantaggio" politico nella Marca pontificia ascolana dal 1798 al 1865"
Timoteo Galanti, Sant'Atto di Teramo, Edigrafital, 1990
* "Stefano Pelloni detto il passatore: cronache popolari"
Massimo Dursi, Giulio Einaudi Editore, 1963
* "Storia del brigantaggio dopo l’Unità"
Franco Molfese, Giangiacomo Feltrinelli Editore, 1966
* "Brigantaggio e Risorgimento - Legittimisti e Briganti tra i Borbone e i Savoia"
Giovanni De Matteo, Napoli, Alfredo Guida Editore, 2000
* "Il brigantaggio politico nel brindisino dopo l'Unità"
Vincenzo Carella, Fasano, Grafischena, 1974
* "Il rovescio della medaglia: storia inedita del brigante Stefano Pelloni detto il Passatore"
Leonida Costa, , Fratelli Lega, 1976
* "Cronache del Brigantaggio Meridionale (1806-1815)"
Francesco Barra, Salerno, S.E.M., 1981
* "I fuochi del Basento"
Raffaele Nigro, Milano, Camunia, 1987
* "Carmine Donatelli Crocco, La mia vita da brigante"
Valentino Romano (a cura di) Bari, Adda, 2005
* "Carmine Donatelli Crocco,Come divenni brigante"
Mario Proto (a cura di) - Autobiografia, Manduria, Lacaita, 1995
* "Una storia siciliana fra Ottocento e novecento. Lotte politiche e sociali, brigantaggio e mafia, clero e massoneria a Barrafranca e dintorni"
Salvatore Vaiana, Barrafranca, Salvo Bonfirraro editore, 2000
* "Briganti, arrendetevi!: Ricordi di un antico bersagliere"
Ferdinando Mirizzi, Venosa, Osanna, 1996
* "Brigantaggio, repressione e pentitismo nel Mezzogiorno preunitario"
Francesco Gaudioso,Galatina, Congedo, 2002
* "Calabria ribelle. Brigantaggio e sistemi repressivi nel Cosentino (1860-1870)"
Francesco Gaudioso, Milano, FrancoAngeli, 1996
* "Il banditismo nel Mezzogiorno moderno tra punizione e perdono"
Francesco Gaudioso, Galatina, Congedo Editore, 2001
* "Dossier Brigantaggio. Viaggio tra i ribelli al borghesismo e alla modernità"
Francesco Mario Agnoli, Napoli, Controcorrente, 2003
* "La Capitanata fra briganti e piemontesi"
Giovanni Saitto, Edizioni del Poggio, 2001
* "La repressione del brigantaggio a Canicattì e dintorni da Francesco Bonanno a Cesare Mori"
Salvatore Vaiana, pubblicato in "Canicattì nuova", Canicattì, 2002.
* "Josè Borjes,La mia vita tra i Briganti"
Tommaso Pedio (a cura di), Manduria, Lacaita
* "Con Dio e per il Re. Diario di guerra del generale legittimista"
Josè Borjes, Napoli, Controcorrente, 2005
* "La guerra cafona: Il brigantaggio meridionale contro la Stato unitario"
Salvatore Scarpino, Milano, Boroli Editore, 2005
* "Giustiziateli sul campo. Letteratura e banditismo da Robin Hood ai giorni nostri"
Raffaele Nigro, Milano, Rizzoli Editore, 2006
* "Il Regno perduto"
Antonio Ballarati, Napoli, Edizioni Iuppiter, 2012
* " Dieci anni di storia nascosta"  Michele Bisceglie, Falco Editore, 2011
* "Napoli sfregiata. Frammenti di vita e di strada 1860-1864" Luigi Iros, Tullio Pironti Editore, 2011




lunedì 3 marzo 2014

Si parla del Sud. Ma in termini diversi.

Presentazione de “Il Sud Puzza,storia di vergogna ed d'orgoglio” di Pino Aprile, con la partecipazione di Fernando Blasi aka Nandu Popu dei Sud Sound System.
2 marzo 2014, Vignacastrisi (LE)


Si parla del Sud. Ma in termini diversi.

E’ un popolo che si guarda attorno, poi indietro e poi ancora attorno e alla fine dice:
“non più!”

Le storie delle nostre sconfitte oltrepassano la vergogna (che spesso è più imposta che reale) e diventano orgoglio di riprendere la propria terra.

Ieri a Vignacastrisi si è parlato di un Sud che rinasce, solo e con le proprie forze.
Perché quel posto migliore che tutti desideriamo sta nascendo qui!


Daniela Alemanno


[Si ringrazia Sara Rizzello Joker per le foto]

lunedì 19 novembre 2012

Gara di beneficenza "BRIGANTI e PINO APRILE per MORMANNO"















Comunicato stampa di Briganti
con la gentile partecipazione di Pino Aprile
e con il patrocinio del Comune di Mormanno (CS)

Presentano
Gara di beneficenza "BRIGANTI e PINO APRILE per MORMANNO"

che avrà inizio
lunedì 19 novembre 2012, ore 10:00
e terminerà
lunedì 24 dicembre 2012, ore 24:00

Le popolazioni dell'area del Pollino sono costrette a convivere con il terremoto a causa di uno sciame sismico che perdura da circa 2 anni.
Il 26 ottobre scorso, una scossa di magnitudo 5.0 ha provocato gravi danni nel comune di Mormanno e nelle zone limitrofe.
Il Sindaco Guglielmo Armentano ha chiesto al Governo il riconoscimento dello stato di calamità.

“BRIGANTI” con la partecipazione attiva di PINO APRILE per sensibilizzare l'opinione pubblica e rompere la coltre di silenzio su questa emergenza ha deciso di indire una gara, sulla propria pagina facebook, mettendo in palio una felpa "Briganti" e la primissima stampa del libro “Terroni” in lingua inglese diffuso nel Nord America con dedica personale.

Tutte le offerte perverranno direttamente all’Ospedale di Mormanno o al Comune, gravemente danneggiati dal recente sisma.

Solo al termine della gara si saprà chi si sarà aggiudicato la felpa Briganti e il libro messa in palio.
Ognuno potrà fare un’offerta a favore dell’Ospedale o al comune, tramite bonifico bancario
a favore di:

Comune di Mormanno Servizio tesoreria Fondi Ricostruzione Sisma 2012 - codice IBAN IT 86 S 07601 16200 001009362268
causale: contributo per i danni subiti dal sisma/ Gara Briganti

oppure

versamento su c/c postale N. 1009362268 intestato a: Comune di Mormanno, Servizio tesoreria Fondi Ricostruzione Sisma 2012
con causale: contributo per i danni subiti dal sisma/ Gara Briganti

dovrà poi inviarci copia del bonifico all’indirizzo e-mail gruppobriganti@gmail.com entro e non oltre il giorno Lunedì 24 dicembre 2012 alle ore 24:00
Chi avrà effettuato l’offerta maggiore vincerà la felpa messa in palio da Briganti, che gli verrà inviata all’indirizzo che in seguito ci indicherà.

Il nome del vincitore e la cifra da lui donata verranno pubblicati sulla pagina Briganti il giorno
Mercoledì 26 dicembre 2012 ore 18:00

PROGRAMMA
Lunedì 19 novembre 2102
Ore 10,00: Apertura della gara

Lunedì 24 dicembre 2012
Ore 24,00: Chiusura della gara

Mercoledì 26 dicembre 2012
ore 18,00: Ufficializzazione del vincitore e comunicazione della cifra raggiunta

martedì 11 settembre 2012

Sarà il nostro giornale. Il giornale del Sud





















Sono appena tornato dalla prima riunione operativa per la nascita del nostro giornale. “Nostro”, vuol dire che non sarà di nessuno, nemmeno mio, ma di chiunque parteciperà all'avventura del suo varo, in qualsiasi modo.
L'incontro di Bari è stato decisivo: ci pensavo da tempo, ma ogni volta che mi avvicinavo al pulsante di avvio, trovavo una ragione per tornare a pensarci bene. Per farlo meglio, si capisce! Sono nel giornalismo da più di 42 anni e so cosa vuol dire imbarcarsi per un viaggio del genere.
L'appello lanciato dai gruppi meridionalisti mi ha creato dei problemi. Ho più volte detto ai promotori che, se fossi stato al loro posto, molto probabilmente avrei agito come loro; il guaio, per me, è che ero al mio posto...
Capivo che accettare la proposta di far direttamente politica (più partito che politica...) sarebbe stato un segnale; ma mi frenava l'idea che fosse anche un limite: se divieni rappresentante di molti, non potrai esserlo di tutti. Qualcuno rimane escluso. E io sono convinto che le buone idee, le buone ragioni possano essere ovunque (anche un orologio rotto dice la verità due volte al giorno). C'è pure un altro limite: le persone vanno e vengono, gli strumenti (partiti, associazioni, giornali, leggi) restano.
Ma la quantità di adesioni, gli appelli personali, alcuni molto forti, toccanti, ogni tanto mi facevano dubitare delle mie scelte; poi, però, mi sembrava che fra “diventare una voce” e “dare la voce” al poliedrico mondo del meridionalismo rinascente, la seconda opzione meritasse di prevalere.
Così, ho preferito aspettare l'ultimo momento, ascoltare tutti fino all'ultimo, prima di decidere da solo, come sempre. E le cose che ho udito mi hanno confermato, quasi con prepotenza, che in sala c'erano già molti potenziali leader che hanno non il diritto, ma il dovere di emergere in conflitto fra loro (che vuol dire confronto palese, forte, dichiarato). Quello che mancava era lo strumento per far sapere al Sud e agli altri, cosa sta succedendo e perché sta succedendo (e, in qualche caso, perché non deve succedere più)
Io sono convinto che le idee preconcette, penalizzanti, ai danni del Sud, siano figlie di informazioni sbagliate: dai quelle giuste agli onesti e le loro idee cambieranno. Non mi interessa, come ho più volte detto, “sconfiggere un nemico”, ma convincerlo delle mie buone ragioni, averlo al mio fianco, a sostenerle insieme a me.
Se andate a riascoltare gl'interventi di quel giorno a Bari, non avrete dubbi: comunque la pensassero i vari oratori, tutti esprimevano l'impotenza di chi non riesce a farsi sentire oltre la platea (pur crescente) dei diretti interessati. E quando credi di avercela fatta, magari (e senza magari) ti censurano.
Così, quella che era una idea da tempo coltivata, mutata in quasi decisione (a cui mancava sempre l'ultimo passo) è diventata un impegno. Non erano questi i miei tempi, ma non mi è stato lasciato altro tempo. L'incontro di Bari, la presenza e le parole di tanti, mi ha spinto oltre quell'ultimo passo: voi eravate lì per portare a casa un fatto, non un annuncio.
Credo che ci sarei arrivato lo stesso; ma anche se il cosa era molto probabile, il quando è frutto di quell'incontro. E, a pensarci a posteriori e a volersi montare la testa: dopo l'8 settembre (quello vero) fu a Bari che, dalla prima riunione dei membri del Comitato di liberazione nazionale, nacque l'Italia repubblicana.
Non faccio le cose per compiacere qualcuno, ma perché sono convinto (a volte sbagliando) che sia giusto farle e fare quelle. In questo, mi ritrovo dei compagni di strada, consenzienti o critici: ognuno è padrone del suo giudizio sui fatti, finché resta ai fatti. Se paiono troppo semplici, lineari, non è colpa mia. E comunque, non sono affatto semplici per me.
Perché ora molti potranno discutere di questa faccenda, del giornale. Ma io devo farlo! E solo uno sciocco può prendere alla leggera un compito del genere: in fondo, è un modo per ripagare quanti mi hanno dato e mi danno stima, attenzione. Ringrazio tutti e vi terrò informati.
La giornata di Bari è stata un punto di non ritorno.
Ditemi in bocca al lupo.



Pino Aprile

mercoledì 16 maggio 2012

Brano tratto da Terroni di Pino Aprile

Noi non sappiamo più chi fummo. Ed è accaduto come agli ebrei travolti dall'Olocausto: molti scampati ai lager cominciarono a domandarsi se il male che li aveva investiti non fosse in qualche modo meritato.

Quando il danno è intollerabile, cercare una colpa, pur assurda, inesistente, che lo renda comprensibile (non giustificabile), diventa una via per non perdere la ragione.

Ed è accaduto che i meridionali abbiano fatto propri i pregiudizi di cui erano oggetto. E che, per un processo d'inversione della colpa, la vittima si sia addossata quella del carnefice. Succede quando il dolore della colpa che ci si attribuisce è più tollerabile del male subìto.

Così, la resistenza all'invasore, agli stupri, alla perdita dei beni, della vita, dell'identità, del proprio paese, è divenuta "vergogna".

Una mia cugina, dopo sei mesi al Nord, tornò per le ferie estive. Era cambiata: vestiva in modo più appariscente, esibiva un accento non suo, roteava stizzosamente le spalle, il mento puntuto e alto. Parlava malissimo dei meridionali, con astio rovente e ridicolo. < ma cosa " fanno" di così terribile? > le chiese mia madre, incuriosita. Lei tacque per lo stupore, si guardò intorno, come a cercare una risposta. Era sorpresa, o ci parve, dalla stupidità della domanda: c'era bisogno di una ragione per parlar male dei meridionali? Così, poverina, se ne uscì con una frase, lei "settentrionale da sei mesi", che la bollò per sempre, in famiglia < sporcano i monumenti >. Cosa le fosse accaduto, lo capii molto più tardi. < la lega è piena  di meridionali figli > <sono i  più convinti > Anche quella mia cugina è leghista. Perchè?

Chi emigra, abbandona una comunità e una terra che figurano deboli e perdenti e mira a radicarsi in un altrove che appare forte e vincente: l'emigrato non appartiene più alla sua gente, e non ancora all'altra (così crede). In cerca di identità, non può che scegliere, lui sradicato e sospeso, la più forte. E questa sua nuova appartenenza è tanto più certa, quanto maggiore è la distanza che frappone fra ciò che era e ciò che vuole essere.

Quando il carnefice ti toglie tutto, l'unico punto di riferimento che ti rimane è il carnefice. Lo imiti

mercoledì 25 aprile 2012

Io non sapevo.



Io non sapevo che i piemontesi fecero del Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni “anti-terrorismo”, come i marines in Iraq. Non sapevo che nelle rappresaglie si concedessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe francesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimere l’Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato il Mezzogiorno ci rimette qualcosa). Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma. E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile. Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di “Tamerlano, Gengis Khan e Attila”. Un altro preferì tacere “rivelazioni di cui l’Europa potrebbe inorridire”. E Garibaldi parlò di “cose da cloaca”. Né che si incarcerarono i meridionali senza accusa, senza processo e senza condanna, come è accaduto con gl’islamici a Guantànamo. Lì qualche centinaio, terroristi per definizione, perché musulmani; da noi centinaia di migliaia, briganti per definizione, perché meridionali. E, se bambini, briganti precoci; se donne, brigantesse o mogli, figlie, di briganti; o consanguinei di briganti (sino al terzo grado di parentela); o persino solo paesani o sospetti tali. Tutto a norma di legge, si capisce, come in Sudafrica, con l’apartheid.Io credevo che i briganti fossero proprio briganti, non anche ex soldati borbonici e patrioti alla guerriglia per difendere il proprio paese invaso. Non sapevo che il paesaggio del Sud divenne come quello del Kosovo, con fucilazioni in massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia. Non volevo credere che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud, a migliaia, forse decine di migliaia (non si sa, perché li squagliavano nella calce), come nell’Unione Sovietica di Stalin. Ignoravo che il ministero degli Esteri dell’Italia unita cercò per anni “una landa desolata” fra Patagonia, Borneo e altri sperduti lidi, per deportarvi i meridionali e annientarli lontano da occhi indiscreti. Né sapevo che i fratelli d’Italia arrivati dal Nord svuotarono le ricche banche meridionali, regge, musei, case private (rubando persino le posate), per pagare i debiti del Piemonte e costituire immensi patrimoni privati. Non sapevo che, a Italia così unificata, imposero una tassa aggiuntiva ai meridionali, per pagare le spese della guerra di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla. Né sapevo che il regno delle Due Sicilie fosse, fino al momento dell’aggressione, uno dei paesi più industrializzati del mondo (terzo, dopo Inghilterra e Francia, prima di essere invaso). Non potevo immaginare che l’Italia unita facesse pagare più tasse a chi stentava e moriva di malaria nelle caverne dei sassi di Matera, rispetto ai proprietari delle ville sul lago di Como. (da Terroni di P. Aprile)