Visualizzazione post con etichetta colonialismo italiano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta colonialismo italiano. Mostra tutti i post

lunedì 19 maggio 2014

"Ad esempio, Io resto a sud...ed il Sud riparte da Napoli"


“Ad esempio, Io resto a sud – Il rapporto tra economia e territorio attraverso acquisto e consumo consapevole”. 
Il tema racchiuso in questo titolo, a noi Briganti, è estremamente caro. Fin da quando, leggendo le considerazioni di Zitara in merito, abbiamo compreso l’importanza rivoluzionaria che i nostri consumi avrebbero potuto assumere se orientati “verso sud”, abbiamo intrapreso una vera e propria battaglia sul Comprasud in tutte le sue estensioni.
Perciò, proprio a questo tema, abbiamo dedicato il convegno di sabato 17 maggio all’Hotel Ramada di Napoli, con la espressa volontà di ribadire tutti i progressi fatti in quattro anni, di valutare tutto quanto è ancora necessario fare e di ascoltare alcuni tra i protagonisti principali della battaglia del Comprasud, ovvero, gli imprenditori.

All’impresa è stata dedicata la parte centrale del convegno con gli interventi di estremo interesse di Bruno Zarzaca che ha aperto un ristorante “Amico Bio Spartacus Arena” all’interno del complesso archeologico dell’Arena di Santa Maria Capua Vetere, di Giuseppe Sciretta di I-sud che ci ha illustrato il progetto innovativo www.i-sud.it che condivide con Nicola Cristhian Rinaldi, Dario Scalella che ci ha parlato dei suoi elicotteri biposto fatti a Napoli, Piero Meo autore dei progetti  Comprassieme e Checksud. Tutti, pur trasmettendo grande passione per il proprio lavoro e per la propria terra hanno evidenziato le difficoltà che è necessario superare quotidianamente per “fare impresa da sud”. Sullo stesso aspetto si è incentrato l’intervento di Diego Giovinazzo, segretario generale di Confimpresa Campania, partner dell’evento assieme ad I-sud, che ci ha spiegato come rompere i vincoli che ci impediscono di intraprendete.

Alla lettura dei graditissimi saluti di Francesco Tassone ai convenuti, segue l'intervento di Marco Esposito, segretario di Unione Mediterranea. Il giornalista ha sottolineato il fatto che noi stiamo compiendo una rivoluzione che si concretizza nella nostra possibilità di scelta che possiamo utilizzare quando compriamo un prodotto e quando eleggiamo chi deve rappresentarci. Nando Dicè, presidente di Insorgenza Civile, ha compiuto un parallelismo tra il Comprasud ed il disastro ambientale deIl’llva di Taranto, invitandoci ad essere costantemente “arrabbiati” perché il sistema Italia, l’Impresa Italia, è creata contro di noi.
Di estremo interesse, il contributo di Antonio Di Gennaro, agronomo che ci ha parlato della nostra agricoltura e della Terra dei fuochi, termine che, ha sottolineato, non dovrebbe più essere utilizzato. Di Gennaro ha affermato: "Noi produciamo un'agricoltura di qualità che vendiamo all'estero e che vendiamo bene. Nel tranello della verdura avvelenata siamo caduti soprattutto noi. I campionamenti fatti a tappeto non hanno rilevato una sola partita fuori norma. COOP compra qui le fragole e le porta in Germania e non può sbagliare. Eppure in tv passo un messaggio negativo sui nostri prodotti che sono, invece, i migliori al mondo"

Un piccolo momento ludico ci è stato offerto dal musicista Pietro De Luca Bossa che ci ha presentato il suo ultimo lavoro dal titolo “Sovversione Irrimediabile” in cui cita alcune frasi celebri di Carmine Crocco.
Un “fuori programma” molto apprezzato, è stato l’intervento di Mauro Squillante, mandolinista nonché socio dell'associazione Briganti, che ci ha raccontato del suo atto di amore verso la nostra terra e la nostra cultura: riportare in vita l'uso e lo studio del mandolino napoletano, l'unico strumento che accanto al nome ha l'indicazione della provenienza. Grazie al suo costante impegno, il mandolino divenuto uno strumento desueto è tornato a diffondere il suo incantevole suono in tante scuole di musica sparse nel nostro sud.

I lavori del convegno si sono conclusi con i saluti di Vittorio Terracciano di Confimpresa Campania, anche lui socio dell’associazione Briganti, agli intervenuti.

I convenuti hanno avuto la possibilità di gustare i taralli artigianali gentilmente offerti dall’azienda “Il Tarallificio del Pozzo” di Rocchetta Sant’Antonio (FG) avviata da due ragazzi che hanno deciso di lasciare il nord per fare impresa nella propria terra, di acquistare le originalissime t-shirt identitarie di Napoli Tà-Ttà che fa cultura del territorio, di assaggiare il vino e l’olio biologico dell’azienda Chimenti di Sannicardo (BA), di nutrirsi di cultura presso lo stand di Editore Mediterraneo.

Il convegno ci ha arricchiti molto in termini di conoscenza e di esperienza, con i suoi  oltre 100 partecipanti e i 760 contatti streaming, tuttavia, il momento che maggiormente abbiamo fatto nostro e che ci ha nutriti di più dal punto di vista umano è stato l’assemblea dell’associazione Briganti che si è tenuta al mattino. Abbiamo avuto modo di conoscere una piccola rappresentanza dei nostri associati con i quali ci siamo confrontati sulle attività svolte e con i quali abbiamo valutato le iniziative future. I soci ci hanno offerto il loro patrimonio di esperienze di vita spesso vissuta lontano dalla propria terra e ci hanno invogliato con il loro entusiasmo e la loro fiducia ad andare avanti e a crescere in numero per essere sempre più incisivi nella tutela dei nostri territori. A ciascuno di loro va il nostro più sentito ringraziamento e l’assicurazione che quello di sabato 17 a Napoli, è stato solo il primo di una lunga serie di incontri che ci vedranno coinvolti assieme a accomunati dalla passione per la nostra terra.

Briganti 
Associazione Briganti

mercoledì 30 maggio 2012

"Area depressa, dunque, il Mezzogiorno?" No, colonia!


In molti conoscono gli scritti di Nicola Zitara sulla condizione di colonia interna cui il "mezzogiorno" è stato assoggettato a seguito dell'annessione al Piemonte e della nascita del Regno D'Italia, prima, e della Repubblica Italiana, poi. Ma quanti hanno letto la vibrante denuncia pubblica del deputato Giorgio Amendola in merito al processo di colonizzazione imposto al "mezzogiorno" nel dopoguerra?
Ve ne proponiamo uno stralcio


"Area depressa, dunque, il Mezzogiorno?
Questo è il termine assunto e non a caso nella relazione governativa.
Noi abbiamo respinto l’applicazione al Mezzogiorno di questa terminologia di origine keynesiana.[……]
Lo sviluppo della teoria delle aree depresse coincide con gli sforzi compiuti dai gruppi capitalistici monopolisti per cercare nuove zone di espansione interne ed esterne che garantiscano un maggiore saggio di profitto. E’ un processo di colonizzazione, in definitiva, che si verrebbe ad operare dove l’azione statale, sul piano tecnico ed economico, ma anche su quello politico e militare, precorre i tentativi espansionistici dei gruppi monopolistici, la cui azione finanziaria è fortemente intrecciata con quella dello Stato. [……]
Naturalmente le aree depresse così "valorizzate" restano colonizzate, ossia private di ogni possibilità di un proprio autonomo sviluppo economico, di una liberazione delle popolazioni dalle loro condizioni di miseria e di un miglioramento del loro tenore di vita . Esse vengono invece sottoposte al giogo di quelle forze monopolistiche che in collegamento allo Stato ne hanno operato la cosiddetta valorizzazione.
Il Mezzogiorno non può essere considerato come una zona depressa. Per superficie e popolazione, esso è un terzo di tutto il paese. La sua popolazione si accresce con continuità dal 1861 ad oggi, anche se non riesce  a trovare un impiego nella produzione. E le regioni meridionali hanno dietro di sè una storia millenaria.
Esso respinge, pertanto, il concetto di colonizzazione, che è intimamente legato a quello di area depressa. Ed invece il termine area depressa è usato non a caso nella relazione governativa. La via per la soluzione della questione meridionale non e quella di un intervento dall’esterno o dall’alto, a mezzo di un ente speciale che, sotto la copertura di un’azione tecnica, aprirebbe la  strada all’espansione di gruppi monopolistici anche stranieri. La via è un’altra: quella di permettere alle stesse popolazioni meridionali di operare il rinnovamento e il progresso economico di quelle regioni e promuovere lo sviluppo delle forze produttive rimuovendo, con una svolta della politica dello Stato italiano verso il Mezzogiorno, e non solo con l’esecuzione di determinate opere pubbliche, le cause di carattere politico e sociale che hanno, dal 1862 in poi, determinato il formarsi di una questione meridionale."
 
Stralcio dell’intervento del Deputato Giorgio Amendola (Discussione  dei  disegni  di  legge:  Istituzione della Cassa  per opere straordinarie di pubblico  interesse nell’Italia meridionale (Cassa per  il  Mezzogiorno, n° 1170)
Atti parlamentari – Camera dei Deputati – Seduta pomeridiana del 20 giugno 1950


Francesca Di Pascale

mercoledì 9 maggio 2012

Perche' siamo colonia?

DEFINIZIONE e COMMENTI - Colonia, in diritto internazionale, si intende un territorio la cui sovranità non appartiene alla popolazione autoctona (duosiciliani o napoletani e siciliani) ma ad uno stato straniero che lo occupa militarmente (piemontesi), ne utilizza le risorse naturali (forza lavoro, cervelli, estrazione di petrolio e gas in Sicilia, Puglia, Lucania e Calabria) e lo amministra con un ordinamento giuridico particolare (mafia e clientelismo, una democrazia fasulla) in base al quale i diritti delle popolazioni autoctone non sono equiparati a quelli dei cittadini dello stato occupante (l'emigrata, la malasanita', la sicurezza, il diritto alla salute ed alla vita, al "Sud Italia" i diritti sono privilegio di pochi, i diritti si barattono per massimare il profit degli industriali del centro-nord, mentre al centro-nord, sono cosa di fatto).

LA NOSTRA SITUAZIONE ATTUALE

DIRITTI e DOVERI - La cittadinanza italiana implica diritti e doveri, i cittadini italiani che popolano il "Sud Italia" (non siamo sud di nessuno ma Napolitania e Sicilia) vedo da 150 anni i loro diritti fondamentali elusi, oggi per tante zone del "Sud Italia" il diritto alla salute ed alla vita viene calpestato dalla simbiosi stato-capitalismo selvaggio-mafie per fini economici che arricchiscono esclusivamente una parte dell'Italia, quella del nord. Cosi come il diritto al lavoro che come nel caso piu' eclatante della ILVA di Taranto, politica locale e nazionale baratta questo diritto con il diritto alla salute dei lavoratori e delle popolazioni che vivono nelle vicinanze dell'ILVA, per non parlare della catasfrofe ecologica di proprozione bibliche che l'ecomafia ha prodotto in Campania.
C'è da ricordare che gli abitanti del "Sud Italia" in maggioranza adiempono ai loro doveri verso la comunità e lo stato allo stesso modo come gli abitanti del centro-nord, anche se costretti a pagare doppie tasse in forma di pizzo alle mafie o con "mazzette" o altre prestazioni di altra natura per vedersi i loro diritti rispettati.

DEMOCRAZIA - le elezioni sono una farsa, se prima esisteva un voto di scambio ora esiste una compravendita di voti. Gli aventi diritto al voto della Napolitania e della Sicilia sono costretti a scegliere sempre tra il minor dei mali e quasi sempre partiti nazionali con la loro base di potere a nord o partiti locali asserviti al potere politico-economico del nord. Una cifra impressionante è che solo il 30% degli eletti in Napolitania e Sicilia sono "meridionali" (cioe' napolitani o siciliani).

CONSUMATORI - l’80% dei beni di consumo venduti in Napolitania ed in Sicilia sono importati dal centro-nord. Spesso la filiera alimentare parte proprio dal "Sud Italia", dove alimenti di alta qualità vengono prodotti e svenduti e no venduti dai piccoli e medii coltivatori alle grande imprese del centro-nord che con il ricatto danno una miseria ai coltivatori della Napolitania e la Sicilia, il ricatto consiste nel fatto che se i coltivatori napolitani e siciliani non vedono a quei prezzi che le grandi imprese del centro-nord impongono queste imprese, queste ultime comprano prodotti esteri di bassa qualità ed a bassissimo prezzo e quindi tagliano fuori i nostri coltivatori fuori dal grande mercato della distribuzione e del consumo. Questa si chiama globalizzazione per gli imprenditori tosco-padani, ma la verita' è che questa è concorrenza sleale verso i coltivatori ed i consumatori, le industrie usano la globalizzazione per mettere in moto la guerra trai poveri e cosi massimizzare il loro profit, dall'altro lato i coltivatori nostrani svendono i loro prodotti per non essere chiusi fuori dal mercato, i consumatori pagana il prezzo per il prodotto pregiato anche se è stato pagato alla fonte come un prodotto a basso prezzo o addirittura alterato con prodotti simili ma di bassa qualita' come nel caso dell'olio di oliva extra vergine.

RISPARMIATORI - non esistendo più una solo banca napolitana o siciliana, i nostri risparmi vanno a finanziare le banche del centro-nord, che a loro volta finanziano l'apparato produttivo industriale del centro-nord, che a lora volta finaziano i loro partiti per mantenere anche il potere politico, un circolo vizioso o catch-22.

INFRASTRUtTURE - utilizziamo malfunzionanti o obsolete infrastrutture realizzate dal apparato produttivo industriale del centro-nord, i grandi appalti sono appannaggio delle multinazionali del centro-nord, spesso se utilizziamo infrastrutture a pagamento i ricavati vanno ad arricchire imprese del centro-nord o allo sviluppo di nuove infrastrutture sempre a centro-nord. Esiste un drenaggio di risorse economiche sui servizi dal "Sud Italia" verso il centro-nord. Incredibile ma vero ancora oggi certe zone della Sicilia soffrono di siccita' anche se la Sicilia non è ne zona desertica ne terzo mondo.

RISORSE ENERGETICHE - La rete energetica nazionale è a senso unico il surplus energetico del "Sud Italia" alimenta la rete energetica del centro-nord, ma il surplus del centro-nord non viene immesso nella rete energetica del "Sud Italia", ma venduto all'estero, questo provoca disagi nelle ore di peak alle nostre poche industrie ed agli abitanti di tante aree, ancora oggi 2011 c'è chi deve sopportare che l'energia elettrica viene a mancare. La Napolitania e la Sicilia contribuiscono con l'estrazione di petrolio al 7% del fabbisogno italiano.
Se Napolitania e Sicilia fossero nazioni indipendenti in questo caso federate, con il petrolio estratto in terra nostra il nostro fabbisogno sarebbe soddisfatto per piu' del 40%, questa cifra deve essere messa a confronto con il fabbisogno che noi soddisfiamo nell'Italia unita del 7%. Poi ci sono le estrazioni di gas e da altre fonti, anche queste molto consistenti ma che il nord divora. I popoli napolitani e siciliani di queste estrazioni non vedono un euro, anzi subiscono i danni ambientali e quindi alla salute che spesso siccome il lavoro è una cosa preziosa che non si trova facilmente dalla nostri parti si baratta il diritto alla salute e di conseguenza alla vita con qualche posto di lavor. Volete incazzarvi di più leggte anche qui (http://www.facebook.com/?ref=logo#!/note.php?note_id=432679598887).

ASSICURATI - obbligati a sottostare al razzismo delle compagnie assicuratrici settentrionali.

TUTORI DELL’ORDINE E FORZE ARMATE - In nessun paese occidentale, gli abitanti di una determinata area geografica sono mai stati USATI come carne da macello cosi come i napolitani ed i siciliani. Guerre inutili, guerre utili come quella contro le mafie, missioni di pace ed altro; oltre il 70% del personale delle forze dell'ordine e delle forze armate sono napolitani e siciliani.

(Luigi Ferrara)