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mercoledì 7 settembre 2011

L’unità d’Italia: Pianificazione di una lunga rapina



L’Italia dei Borbone in Europa era una potenza Navale e mercantile, la
Capitanata con il Tavoliere delle Puglie era il granaio d’Italia, la Terra
d’Otranto rappresentava una produzione olivicola e viti vinicola che
soddisfava il fabbisogno nazionale, nella Terra di Lavoro e Terra di Bari
era concentrato il meglio dell’industria nazionale, le città di Napoli e
Palermo erano tra le più importanti in Europa. Napoli vantava diversi
primati quali i cantieri navali, acciaierie, oltre ad altri primati in Europa
in tutti i campi dello scibile umano. Il ducato rappresentava in Italia la
prima moneta per valore e per stabilità, basti sapere che la ricchezza del
Sud era stimata in un miliardo e duecento milioni di ducati, la
circolazione di monete in oro ed argento pari a 443,20 milioni di ducati
mentre negli altri stati complessivamente circolava meno della metà.
L’economia in generale era florida e la nascente industrializzazione ed il
capitalismo si svilupparono su regole certe, la tassazione addirittura
prevedeva solo due tasse; importantissima la prima forma di previdenza
per la pensione introdotta da Carlo III di Borbone nella seconda metà del
‘700 accantonando il 2% della paga.
A Carlo III e al Ministro Tanucci si devono le basi per una moderna
gestione della cosa pubblica, eliminò gli armigeri dei baroni e istituì la
guardia nazionale, si scontrò con giudici e notai per riformare giustizia e
cessione di beni regolate da leggi arcaiche.
Il regno di Piemonte versava in una grave crisi economica, il debito
pubblico alle stelle, tasse e imposte gravavano sulla parte più debole
della società; i Lombardi particolarmente i Milanesi non gradivano i
Savoia in quanto conoscevano le condizioni e l’avidità dei governanti e
lo stato sociale.
Le menzogne raccontate alla storia sostenevano che il male era il Sud che
i Savoia avrebbero liberato i popoli del Sud dal giogo dello straniero
dimenticando che anche la casa Savoia era straniera originaria di
Francia; tuttavia la classe politica dirigente filo massonica era coadiuvata
da ministri di origine per lo più Meridionale: Giuseppe Massari (nato a
Taranto) segretario di Cavour biografo di Vittorio Emanuele II, James
Lacaita (nato a Manduria) massone ufficiale di collegamento con i lord
inglesi poi senatore del Regno d’Italia, Liborio Romano (spergiuro
napoletano) ministro della difesa dei Borbone contribuì alla caduta del
Regno delle Due Sicilie scambiando il ritiro dell’esercito borbonico
all’avanzare delle truppe garibaldine per un posto di senatore nell’Italia
unificata.
La necessità dell’unificazione si ricerca nel ripianamento del grave
debito di casa Savoia per le guerre finanziate nel corso degli anni; essi
disponevano di un esercito guidato da inetti e servili in litigio perenne
per cui preferirono pagare pur di non ottenere l’ennesima sconfitta.
Lord Palmerston e Lord Gladstone due simpatici massoni diffusero
notizie false in tutta Europa denigrando il Regno delle Due Sicilie come
negazione di Dio; incaricarono i Savoia per la distruzione del Regno del
Sud.
Nel primo decennio post-unitario le condizioni del meridione
diventarono insostenibili e disastrose per la politica razzista, violenta ed
egoistica dei Savoia i quali fecero razzia di tutto, dal Banco di Sicilia al
Banco di Napoli, depredarono le casse comunali, chiese, fabbriche,
ferrovie, marina militare e mercantile, estesero la leva militare
obbligatoria a cinque anni distruggendo l’agricoltura e le famiglie che la
praticavano togliendo manodopera, scambiarono l’oro e l’argento del
ducato con carta straccia chiamata lira in uso fino a pochi anni fa.
Eroi del Sud chiamati spregiativamente dai falsi storici BRIGANTI si
ribellarono alla vessazione del nuovo Stato e alle violenze dell’esercito
pagando con la vita il coraggio di opporsi alle barbarie savoiarde.
Subirono lo stupro e la violenza delle persone più care, furono derubati
di tutti i beni e violentati nel fisico e nello spirito, addirittura una volta
massacrati i cadaveri venivano vilipesi con la decapitazione e
l’esposizione nei pressi di uffici comunali o porte del paese.
In realtà a differenza di quanto contenuto nei libri di storia o di quello
che si è voluto far credere, il brigantaggio nasce come fenomeno sociale,
a difesa dalle angherie e del proprio territorio natio così come ogni
uomo dotato di puro cuore farebbe.
Il coraggio, l’ardore di questi uomini del Sud fu spezzato con la
deportazione in veri e propri lager come quello di Fenestrelle in cui i
“terroni” depredati denigrati e martoriati diedero la propria vita.
Claudio Quarta




Tratto da:A.S.C.A.M. Associazione per lo Sviluppo della Cultura e dell'Arte Merinarum
Bollettino Marzo 2009

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