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mercoledì 29 giugno 2011

Interviste dei Briganti: "Eugenio Bennato"

di Valerio Rizzo


Ho incontrato il più grande esponente attuale della musica popolare, il maestro Eugenio Bennato. Alla vigilia dell’intervista già si respirava nell’aria l’interesse per questo incontro. Ho utilizzato nuovamente la pagina più “sudista” di Facebook, “Briganti”, invitando le migliaia di persone iscritte a formulare domande al maestro e, si sa, la musica accomuna tutti, è arrivata una valanga di quesiti in meno di 24 h!! (Oltre 40). Per motivi di tempo ne ho selezionato poco più di una quindicina, mi scuso se non sono riuscito ad accontentare tutti, ma vi posso assicurare che le risposte di Eugenio sono così interessanti e, in alcuni casi così esplosive, che in qualche modo soddisferanno tutti.
Si è parlato di argomenti che vertono sul passato, sul presente e soprattutto sul futuro delle nostre terre. E finalmente si è messo fine alla diatriba ventennale sul testo della canzone “Brigante se more”. Buona lettura e buona visione del video a tutti!



PARTITI E ASSOCIAZIONI
Lucilla Parlato (Insorgenza Civile)
Qual è la vera storia della canzone "Brigante se more"? e del testo nella versione originale che dice “CE NE FUTTIMMO DO' RE BURBONE” e “NA JASTEMMIA” invece di "una preghiera"?
Eugenio Bennato: Questa storia è veramente ridicola! La canzone “Brigante se more” l’ho scritta io e c’è qualcuno che l’ha falsificata e cambiata. Ho scritto anche un libro dal titolo “Brigante se more”, quindi la risposta la do attraverso di esso. Quando scrissi le parole “nun ce ne fott' do' re burbone” intendevo sottolinearne il carattere anarchico e rivendicativo, che storicamente è più corretto. Quelli che hanno cambiato questi versi sono liberi di farlo, però almeno dicano che hanno falsificato il testo originale! “Brigante se more” è un mia creazione, mia e di Carlo D’Angiò, del 1980. Questa canzone ha avuto una grande storia e un grande merito: quello di aprire gli occhi a tanta gente.
Nando Dicè (Insorgenza Civile)
Che rapporto c'è fra Bennato e la Trasgressione?
Eugenio Bennato: Beh, dovrebbero essere gli altri a dirlo!La mia prima trasgressione avvenne quando a 20 anni, agli inizi degli anni ‘70’, fondai la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Questo significava andare in direzione “impopolare” nel mondo giovanile. Eravamo nell’epoca della beat generation imperante, e ciò significava suonare il mandaloncello al posto della chitarra elettrica e così facendo scoprire un Sud nascosto, mentre a quei tempi si tentava di nasconderlo ancora di più, di non farlo trasparire, poiché molti ragazzi meridionali ripudiavano la loro appartenenza. Questi sono tutti gesti trasgressivi e probabilmente lo è anche l’ultimo che ho fatto, quello di celebrare i 150 anni dell’Unità scrivendo una ballata per Ninco Nanco e per Michelina De Cesare e i tanti brani dedicati alla contro-storia. Questa, sicuramente, è una manifestazione trasgressiva.
Enzo Riccio (Partito del Sud)
Qual è secondo te il miglior modo di diffondere la verità storica sulla "malaunità" del 1861? Anche per te questo è necessario, ma non sufficiente, per la riscossa economica, culturale e civile del Sud?
Eugenio Bennato: Il miglior modo è che ognuno si informi e legga! Il mio miglior modo è stato quello di scrivere “Brigante se more”, “Vulesse addeventare nu brigante” e “Canzone di Iuzzella”, e recentemente, dopo trent’anni, sono ritornato sull’argomento per scrivere quelle ballate che oggi rendono famosi personaggi come Ninco Nanco. Sicuramente prendere coscienza di quella storia ha un valore “contemporaneo”, non solo nostalgico e rivendicativo. “Contemporaneo” nel senso che i ragazzi che oggi fanno della brigantessa De Cesare un’icona, rappresentano una volontà di dare un’immagine diversa del Sud, di abbandonare il vittimismo, il fatalismo e di costruire qualcosa di nuovo con le proprie mani e le proprie forze, partendo dalle verità storiche e dall’esempio che ci dettero i giovani che nel 1860 si fecero ammazzare e morirono combattendo. Questo è il significato contemporaneo che io trovo tutte le sere ai concerti, diciamo una “presa di coscienza” della grande cultura del Sud.
INDIPENDENTISTI
Secondo te è pensabile una nuova Nazione Duo Siciliana o il Sud deve restare ancorato all'Italia?
Eugenio Bennato: Io questa ipotesi di tornare indietro nella storia non la vedo proprio! Il Sud deve restare unito all’Italia e all’Europa. La storia non fa marcia indietro! Il “nostalgismo” dei leghisti estremi lo lasciamo alla loro stupidità. Noi rivendichiamo un equilibrio, rivendichiamo che, in quella invasione da parte del Piemonte, il Sud è stato spogliato, depauperato, impoverito dalle rapine che l’esercito fece, a cominciare dal Banco di Napoli fino all’abbandono di fabbriche come Mongiana, in Calabria. Cose di cui si è taciuto! E’ importante affermare che la questione meridionale, questa ridicola “cosa” detta questione meridionale, l’hanno fatta nascere proprio coloro che hanno voluto annettersi in maniera così violenta il Meridione. Queste sono rivendicazioni importanti, e soprattutto è importante smetterla con questo senso di superiorità del settentrione che noi già abbiamo abbattuto con la musica, in quanto la musica etnica, negli ultimi trent’anni, e in particolare il movimento della Taranta, oggi crea un nuovo equilibrio. Dal Sud vengono fuori delle istanze artistiche di grande spessore. Quindi addirittura, per certi versi, si ribalta la situazione.
MERIDIONALISTI
Cosa pensi del centocinquantenario e della partecipazione compatta di molti meridionali a tale evento?
Eugenio Bennato: Io credo che questa manifestazione sia stata un’ennesima pagliacciata! Ho visto, proprio in quei giorni di marzo, dei meeting, dei dibattiti televisivi, degli show in cui, veramente, non si è detto niente. Ernesto Galli della Loggia continua a non dire niente, solo a vaneggiare, mentre Pino Aprile e altri dicono cose nuove e importanti. La celebrazione del 150° ha rifiutato il dibattito, le varie associazioni e partiti del Sud dovrebbero fare fronte comune per portare in piazza la grande potenza, oggi di natura diversa, che è la cultura. Io lo faccio tutte le sere coi miei concerti in tutta Italia. In questo momento sono a La Spezia, stasera si parlerà di Ninco Nanco e dei Mille partiti da Quarto, e ci sarà un grande entusiasmo come c’è stato ieri a Firenze. E’ importante che ci sia unità di intenti fra tutti quelli che hanno avuto il privilegio, dopo 150 anni, di conoscere la vera storia. Quella storia che per 150 anni è stata ignorata e molti meridionali ancora la ignorano! Come la ignoravano allora. Infatti nel 1860-61 gran parte della borghesia del Sud dette spazio a Liborio Romano, a Cavour e a La Marmora o a quei cialtroni come Cialdini, e si schierarono dalla loro parte. Poi c’erano i Briganti, evviva i Briganti!
Cantando per De Magistris, in qualche modo ti sei schierato politicamente. Ma il meridionalismo non dovrebbe essere distante da destra e sinistra?
Eugenio Bennato: No, non mi sono schierato politicamente. Ho semplicemente risposto ad un invito abbastanza gentile e insistente del Partito del Sud. Trovo che De Magistris mi abbia fatto abbastanza simpatia quella sera, però per me era semplicemente l’opportunità di incontrare un grande pubblico a P.za Dante. La questione destra-sinistra è una questione che non si pone perché penso che ci debba essere equidistanza, cioè la stupidità esiste a destra ed esiste a sinistra, così come l’intelligenza.
Pensi che nella "ribollente" galassia dei movimenti del Sud, che si è man mano ingrossata di tanti giovani (anche per merito della tua musica), possano "nascere" movimenti non più disposti ad accettare lo status quo? Quanto sei disposto a metterci la faccia in politica per le nostre terre?
Eugenio Bennato: Io la faccia in politica ce l’ho messa quando da ragazzo cominciai a parlare di questi argomenti. E quello probabilmente fu un gesto politico. Scrivere le parole “'Omm' s' nasc' brigant' s' mor'” è lasciare un segno forte, magari più di mille comizi o di mille dibattiti. Il rifiorire di questi movimenti è veramente stupefacente. Io non conosco di ognuno le istanze e le vocazioni, ma la cosa importante è che stia nascendo un grande dibattito e un grande movimento. Il 150° con la sua ufficialità ha bloccato tutto questo perché non lo ha preso in considerazione. Però il fermento è grosso e questo segue parallelamente due binari: quello della musica, laddove l’apertura di una scuola di Taranta a Bologna, a Torino e a Firenze ha costituito, di sicuro, un fatto rivoluzionario, e quello della storia, nel momento in cui il successo di “Terroni” di Pino Aprile è diventato un fatto importante nella cultura italiana, un fatto nuovo!
Cosa pensi del fatto che tuo fratello scriva prima "C'era un Re" e "Il capo dei Briganti", denotando quindi una certa conoscenza storico-risorgimentale, e poi scriva un inno ai 150 anni dell'unità d'Italia? Tu avresti mai fatto una cosa del genere?
Eugenio Bennato: Edoardo ha la trasgressione per antonomasia, lui essendo un artista può scrivere quello che vuole. Io quello che vedo è che spesso il pubblico, soprattutto quello politicamente motivato, tende a non comprendere. Faccio un esempio: la frase incriminata con cui è partita questa intervista: “E mo cantam' 'sta nova canzone, tutta la gente se l'ha da 'mparà, nun ce ne fott' do' re Burbone, a terra è a nosta e nun s'ha da tuccà” non ha nulla di anti-borbonico. Ovviamente il “filo-borbonico perso” questo non lo capisce, poiché è perso nella sua deficienza! “nun ce ne fott' do' re Burbone” non significa: “non ce ne frega niente dei Borbone” ma significa: “indipendentemente dal re Borbone, la terra ci appartiene!”. Quando si toccano certi tasti il pubblico spesso non riesce a comprendere e fraintende. Per quanto riguarda la canzone di Edoardo, la domanda dovete farla a lui.

DOMANDE ARTISTICO/MUSICALI
Cosa ne pensi del Festival della Taranta nel Salento? E dopo le amministrative ed i referendum, sta davvero nascendo una "nuova Italia" come canti in una tua recente canzone?
Eugenio Bennato: Quel festival credo sia una cosa molto positiva. Sono molto fiero che esista e vorrei dire, dopo 40 anni di carriera, che lo devono a me, o meglio, se esiste quella musica lo devono a me, perché abbiamo fatto in tempo a salvarla e a rivitalizzarla. Aspetto sempre, dopo 10 anni, che mi invitino al festival e quando si saranno scrollati dei loro complessi di inferiorità nei miei confronti lo faranno… In ogni caso è una cosa positiva perché è costituisce il segno dei tempi, è il segno di un Sud che vince!
Che stia nascendo una “nuova Italia” lo vedo tutte le sere quando sono sul palco, perché l’energia e l’entusiasmo sembrano un sogno. La nuova Italia non nascerà sui referendum o sui cambi di guardia politica, nascerà sui cambi di coscienza.
Cosa è cambiato ,da quando non eri famoso ad oggi? C'è mafia anche nelle case discografiche? E’ il governo che decide cosa ascoltare?
Eugenio Bennato: Si! Io tocco con mano la mafia delle lobby di distribuzione dei libri e dei dischi, ho by-passato questo ostracismo andando direttamente alla gente, però sicuramente c’è un problema molto grosso di sopraffazione da parte delle multinazionali, ma anche all’interno del nostro Paese. Ci sono organizzazioni che tendono a monopolizzare e a decidere. L’esempio più eclatante è la televisione. La Rai decide, ha creato una casta alla quale appartengono alcuni presentatori come Bruno Vespa, che è più importante di D’Alema, o Santoro che è più importante di tanti politici che vanno alla sua corte a farsi giudicare. Quindi esiste una casta che non ha niente a che vedere con le scelte, anche perché la televisione è quella che rincretinisce la gente, nel senso che crea una suggestione fittizia e al suo interno nascono poi dei poteri forti. E i poteri forti non sono solo Berlusconi, ma anche altri. Forse più forte di Berlusconi è Di Pietro, che attraverso la televisione ha fondato un partito dopo essersi fatto vedere da milioni di italiani (durante i processi di mani pulite ndr) e quindi in questo senso ha approfittato della gogna mediatica fatta ai politici al suo tempo (a Craxi e Forlani). Questo sicuramente è un meccanismo perverso dei nostri tempi.
Secondo te la 'malinconia' che si può riconoscere nella canzone napoletana classica e nelle forme più popolari della musica recente ha radici nella musica popolare più antica? è qualcosa di congenito come la 'saudade' portoghese-brasiliana o acquisito?
Eugenio Bennato: Si, hai citato la Saudade, soprattutto brasiliana, la malinconia è un modo di porsi, è uno stato d’animo del quale uno scrittore è interprete e per certi versi lo è anche l’ascoltatore. Però mi stai parlando di qualcosa di obsoleto, c’è la Napoli che noi ci siamo inventati negli anni ’70! Io, Edoardo, Toni Esposito, Pino Daniele, Enzo Avitabile e altri, questa Napoli non ha niente a che fare con la malinconia, ha a che fare con la vitalità, la lotta e l’energia!
Francesca Di Pascale
La canzone classica napoletana è, ormai da decenni, patrimonio dell'umanità più di quanto non sia patrimonio dell'Italia. La tradizione musicale popolare del sud è ricca e carica di suggestioni e di un fascino non descrivibile a parole. Come valorizzare questo patrimonio e quali iniziative mettere in campo perchè venga tramandato alle nuove generazioni?
Eugenio Bennato: Questo è un problema minimo perché nonostante non esistano istituzioni, manifestazioni e musei, la canzone napoletana è il simbolo dell’Italia nel Mondo. Quindi stiamo parlando di un problema debole, quasi inesistente. Valorizzare ancora di più? Si potrebbero fare tante cose…e Napoli è famosa per non curare le proprie “cose”! Ma questa lamentela la trovo inutile, poiché se vai a Tokyo, a New York o a Manila, dove sono stato di recente, cantano “O’ sole mio” e “Marì Marì”, quindi già abbiamo dato, grazie!!
Sei veramente consapevole di quanto importante sia il ruolo della tua musica nel veicolare un messaggio storico culturale di tale importanza ed imponenza, e di quanta energia essa trasmetta in chi è in grado di recepirla? In caso affermativo avverti il peso della responsabilità ?
Eugenio Bennato: Questa è una risposta in cui rischio di sembrare presuntuoso... Però io lo avverto giorno per giorno, ogni volta che scrivo una canzone. Sono consapevole che “Brigante se more” è stata addirittura alienata, cioè la scrivemmo talmente bene e interpretando alla perfezione il linguaggio popolare che a un certo punto qualcuno, diciamo sprovveduto e ingenuo, ha cominciato a dire che era un canto dell’800, il che non è vero! Però, comunque è stato cantato per 30 anni e continua ad essere cantato tutt’oggi come un inno. Stamattina ero a Firenze, mi ha telefonato mia figlia e mi ha detto: “Siamo passati per la villa comunale di Napoli e abbiamo sentito che contavano: Brigante se more!”. Quindi stiamo parlando di qualcosa di molto popolare che sicuramente ha cambiato tanto e questa consapevolezza io la avverto ogni volta che scrivo qualcosa. Adesso sta per uscire questo disco che si chiamerà “Questione Meridionale”, fatto tutto di brani inediti che ho scritto negli ultimi mesi e so che molti di questi brani verranno ripetuti e verranno cantati. La ballata che ho scritto per Ninco Nanco dice che lui deve morire perché si camp putess parlare e si parlasse putess dire qualcosa di meridionale, è stata cantata, in questa primavera, da decine di scuole, dai ragazzi delle scuole che lo hanno preso da You Tube. Ancora non è uscito il pezzo, eppure già se lo porteranno per tutta la vita! Quindi questa responsabilità di dire cose sensate ed equilibrate io l’avverto.
Ti occuperai anche della storia musicale siciliana e non solo?
Eugenio Bennato: Devo dire che vorrei occuparmi di tutto! Certamente la Sicilia è una regione che alla musica popolare ha dato tanto, basti pensare alla grandezza di Rosa Balistreri, alla poesia di Ignazio Buttitta o più recentemente a personaggi che fanno parte della mia vita e penso ad Alfio Antico, al Pastore di Lentini. Quindi la Sicilia fa parte profondamente della mia esperienza, ho scritto un pezzo nell’ultimo disco che si chiama “Mille” e racconta dello sbarco in Sicilia e dei siciliani che accolgono Garibaldi perché il Generale gridava: “La terra andrà a chi la lavora!”; falsa informazione che poi verrà smentita a Bronte subito dopo. Questo serve anche a capire che il Brigantaggio era alimentato soprattutto da tale rivendicazione sociale. Quindi la Sicilia c’è, e se me ne occuperò? Beh… io spero di fare tante cose!
Si potrebbe fare un bel concerto a tema che coinvolga tanti artisti famosi e amati dal pubblico, rigorosamente meridionali, a cominciare da tuo fratello e passando per Teresa De Sio, Petra Montecorvino, Pino Daniele e vari big e nomi minori?
Eugenio Bennato: Si! Io con Petra faccio continuamente concerti, Teresa viene spesso sulla mia scia, nel senso che ogni cosa che faccio dopo un po’ lei la ripete…comunque è un’interprete forte! Quindi se qualcuno lo organizzasse e se loro mi chiamassero, io parteciperei.
La frase: "Guardare avanti sì, ma a una condizione: che si tenga sempre conto della tradizione" è tua veramente, oppure è un'invenzione di Edoardo?
Eugenio Bennato: Questa è stata inventata da Edoardo, ma si riferiva a me ed era il periodo in cui stavamo fondando la Nuova Compagnia di Canto Popolare, e Roberto De Simone era il nostro grande nume tutelare. Quindi è una frase sua che però attribuisce a me, sostenendo: “Eugenio dice che io sono un rinnegato e che bisogna guardare avanti, ecc. ecc.”. Era un fatto ironico e un’autoflagellazione del rockettaro di fronte all’impegnato ricercatore di musica popolare che ero io.
Hai scritto il libro, è uscito il dvd, ma avevi promesso un nuovo cd con la raccolta delle canzoni sui briganti! Quando uscirà??
Eugenio Bennato: Io lo finisco domani mattina (19 giugno 2011 ndr) e uscirà fra due settimane, anche perché molti di questi brani del nuovo cd, “Ninco Nanco” e “Balla la nuova Italia”, sono già famosi e molto richiesti. Io li ho scritti l’anno scorso e li ho già suonati in concerto, quindi li hanno sentiti già migliaia di persone. Questo cd è già maturo e uscirà a breve, tra due settimane.


Valerio Rizzo: ti ringrazio Eugenio per la tua attenzione e la tua disponibilità e quando hai tempo seguici sulla nostra pagina “Briganti”
Eugenio Bennato: con piacere Valerio, grazie a tutti quelli che hanno formulato le domande. Sono stimolanti e poi testimoniano un interesse sull’argomento. Grazie a tutti.


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