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venerdì 3 giugno 2011

A Motta S. Lucia divampa il “Fuoco del Sud”

di Valerio Rizzo



MOTTA S. LUCIA (CZ) – Non chiamate i pompieri! L’incendio è di natura culturale!
Proprio così, nel paese alle propaggini della Sila Piccola, immerso nella lussureggiante vegetazione, si sono incontrate decine di “focolai” che in questi anni stanno divampando nelle regioni meridionali.
Ma il lettore si chiederà: perché Motta?
Per rispondere a questa domanda bisognerà fare qualche passo indietro.

Motta Santa Lucia si erge a 590 metri sul livello del mare, geograficamente posta nella bassa valle del Savuto.
La storia di Motta è come quella di tanti altri paesi del Sud: dominazione greca, poi saracena, fino ad arrivare al Regno di Napoli e infine al Regno delle Due Sicilie.
Ma gli eventi tragici accaduti durante la conquista sabauda-piemontese, fanno diventare Motta il fulcro di quella ingiustizia storica che, ancora a distanza di 150 anni, si ha paura di svelare.
Il paese ha dato i natali al brigante Villella, il partigiano del Sud i cui resti furono oggetto di studio dello pseudo-scienziato razzista Lombroso, il quale concluse che la fossetta sporgente del cranio di Villella era la prova scientifica che le popolazioni del Sud fossero etnicamente inferiori e portate a delinquere. Da quelle scellerate teorie nasceranno le discriminazioni ed il razzismo, tutt’ora perpetrato dalla Lega, contro i meridionali.
Ma si sa, la storia alla fine è un cerchio che si chiude, e a distanza di un secolo e mezzo il sindaco di Motta, Amedeo Colacino, scopre di essere diretto discendente del brigante Villella e da quel momento in poi spende la sua vita per far ritornare i resti del suo avo nel comune calabrese. Infatti attualmente il teschio si trova ancora nel museo degli orrori di Torino, il museo Lombroso, sulla scrivania del visionario che lo utilizzava come ferma carte.

Ma veniamo ai giorni d’oggi. Come anticipato a Motta S. Lucia, a fine maggio, ha avuto luogo il più grande congresso di aggregazione di tutti quei movimenti politico-culturali del Sud. Si sono raccolte, come in un grande contenitore, tutte quelle fiammelle che a breve divamperanno in un incendio che libererà il Sud.
Nove, tra partiti e movimenti, hanno sotto­scritto un patto di unità d’intenti e di azione a cui si sono unite altre cin­que formazioni.
Dal congresso è emerso un “grido” di giustizia e di libertà con lo scopo di riven­dicare la dignità delle popolazio­ni del Mezzogiorno, offese nella memoria e nella quotidianità da non più tollerabili menzogne sto­riche, soggette ad una condizio­ne colonialista perpetrata dalla partitocrazia imperante che ha sottratto ogni forma di diritto al­lo sviluppo e al lavoro.
Hanno firmato questa intesa le maggiori compagini del neo-Meridionalismo: il Partito del Sud, In­sorgenza civile, il Partito per il Sud, Sud in movimen­to, Lucania Viva, Terronia, i Comitati Due Sicilie, il Movi­mento dei paesi di quartiere e il Movimento meridionale.
A questi si aggiungeranno presto altre grandi ed importanti formazioni come: Insieme per la rina­scita, Identità medi­terranea, Cass Sicilia,  Movimento per il Sud e Altro Sud .
Insieme al sindaco di Motta, Colacino, uno degli autori di questa pagina storica del meridionalismo è stato Lino Patruno, ex direttore della Gazzetta del Mezzogiorno e attuale Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia, che col suo recente libro, “Il fuoco del Sud”, sta intercettando tutte le istanze di riscatto del Mezzogiorno.
Sono intervenuti anche Antonio dell’Omo, Domenico lannantuoni, Giusep­pe Spadafora, Maurizio D’Angelo, Nicola Manfredelli e Saro Messina.

Più volte i vari movimenti avevano tentato di unirsi, ma spesso, a causa anche di stupidi personalismi, non se n’era fatto più niente.
Questa volta però è diverso, questa volta si è capito che c’è un mare di cittadini che “sanno” e che hanno bisogno di una svolta politico-sociale. Se quello che è nato a Motta si trasformerà ben presto in qualcosa di concreto, ciò che ne scaturirà sarà “inondato” di consenso dal popolo del Sud!
Ma soprattutto bisogna fare in fretta, prima che la Lega raggiunga il suo obiettivo: dopo averci rapinati per 150 anni, adesso potrebbe scappare con la “cassa”!

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