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lunedì 19 novembre 2012

Per rispondere a Cecchi Paone sulla condizione delle classi "basse" del meridione nel 1800


di Alessandro Arena



«A proposito di perversione dell’identità e dell’appartenenza! A me dispiace molto che i nostalgici non ricordino che le condizioni di vita delle classi misere erano spaventose sotto le Due Sicilie. La gente moriva di fame e di raffreddore, viveva pochissimo, erano tutti sporchi, erano tutti cattivi e senza destino. Ce lo dicono studi meridionalisti che non sono inventati e che descrivono l’orrore in cui viveva la classe popolare duosiciliana, altro che balle!»

Queste sono le dichiarazioni di Alessandro Cecchi Paone durante il programma a "Reti Unificate" di Canale 8.

Il punto è che le condizioni della classe bassa, contadina e piccola operaia meridionale (dato che gli apparati industriali non erano omogeneamente distribuiti sul suolo duosiciliano) nel 1861 non erano peggiori di quelli del popolo dell'Inghilterra liberale, modello e culla dell'Europa, esempio di progresso e sviluppo, durante i periodi delle enclousers, del laissez faire e della proto industria nella prima rivoluzione industriale, cioè fino al 1850 circa.

In prima istanza, la stessa Inghilterra è sempre stata al centro di accese critiche a causa delle misere condizioni di lavoro della classe lavoratrice, come dimostra l'opera di F.Engels ("The Condition of the Working class in England in 1844"), che delinea un panorama di disagio sociale, alta incidenza di malattie infettive, tassi di mortalità superiori alla media nazionale nelle zone industrializzate; o ancora il celeberrimo C.Dickens ("Oliver Twist"), che mette a nudo l'effettiva inutilità delle Workhouses (da ricordare lo scandalo di Andover, che fece emergere le inumane condizioni dei detenuti, costretti a mangiare le ossa che avrebbero dovuto usare come materia prima per i fertilizzati); ancora più noto è come il governo inglese lasciò invariate queste condizioni, lasciando alle compagnie di assistenza e alle associazioni religiose il compito di prendersi cura degli emarginati della società.
K. Marx pone le radici della sua critica contro il capitalismo e l'industrializzazione proprio in Inghilterra, dove l'inquinamento era sempre maggiore e gli operai costretti a vivere nei ghetti, gli "slums", a ritmi massacranti; un Inghilterra che si proietta verso il futuro e il progresso, ma che lascia dietro di sé uno scenario triste e tetro, rappresentato nei minimi particolari da Gustave Dorè.

Va inoltre ricordato che inizialmente, in particolare nella fase della proto-industria (cioè la fase di transizione in cui ancora prevaleva la produzione a domicilio), sopratutto nel settore tessile, quello che innescò la prima rivoluzione industriale inglese, erano le donne e i bambini che, per ore, lavoravano ai telai, grazie alle loro dita minute che permettevano di accelerare il processo produttivo.
È pur vero che, progressivamente, le condizioni delle classi basse migliorarono pian piano, ma furono a tratti interrotte bruscamente da un parlamento restio alle riforme in favore del basso popolo.


Analizziamo ora la situazione socio-economica duosiciliana.
Pur essendo anch'essa una monarchia, le prime spinte "liberali" del re si intravidero già dal XVIII secolo.
Tra il 1735 e il 1763, furono varate riforme che incisero sui tassi di mortalità, sulla salute e sull'ambiente. Venne istituita una "Giunta dei Veleni", per preservare l'ambiente dai nocivi scarichi industriali, seguita dalle "Leggi igieniche per la prevenzione sanitaria e ambientale" del 1743. Due furono le riforme per i poveri nell'arco di questi trent'anni: il "Real Albergo dei Poveri" del 1751 (che venne più volte ristrutturato ed utilizzato per molteplici scopi nel tempo) e il cimitero pubblico dei poveri di Capodimonte nel 1763. Successivamente, nel 1783, a seguito dei terremoti che colpirono Messina, la città fu interamente ricostruita secondo innovativi standard antisismici.

Dopo la grave crisi economica in cui versavano le casse del regno a causa dell'occupazione dei francesi della rivoluzione, i vertici del regno adottarono delle misure straordinarie per risanare il debito. Il re, infatti, tagliò i fondi all'esercito, agli alti funzionari regi, a coloro i quali disponevano di due stipendi; insomma, cercò di non far gravare il peso della manovra sulla classe bassa. Il risultato fu, appunto, il ritorno in attivo del real bilancio.

All'alba del 1860, il Regno delle Due Sicilie vantava la più bassa mortalità infantile nella penisola italiana e un bilancio pubblico in pareggio.

Come in Inghilterra, inoltre, le due sicilie disponevano già di un efficiente apparato agricolo che poteva soddisfare il fabbisogno del regno. Esistevano già grandi impianti industriali famosi in tutta europa con operai specializzati, formati da specifiche scuole, solitamente localizzate a Napoli.

Fino al 1861 ci fu un aumento demografico che potè permettere alle due sicilie di primeggiare ancora in Europa. Mancò solo quella spinta che avrebbe potuto da un lato aumentare e potenziare il settore agricolo, dall'altro preparare il terreno per un ulteriore progresso in ambito industriale, come accadde in Inghilterra, dato che si parla di rivoluzione che parte dai campi.
Ma già furono chiari i segni del re di andare incontro al popolo e ai contadini con la promulgazione della costituzione su modello di quella francese (che, pur essendo un nulla di fatto, dimostrò la volontà del re di andare incontro al bisogno e alle richieste del popolo).
Insomma, si intravidero già quelle manovre che avrebbero potuto rendere le Due Sicilie un regno ulteriormente avanzato in Europa e nel mondo, di iniziare e portare a termine la seconda rivoluzione industriale che, a partirè dalla metà del XIX secolo, arrivò nel resto del continente (sulla scia di quella inglese).

Il resto è risaputo. Lo stato sabaudo, con l'aiuto di Francia e Inghilterra, cancellò ed invase senza dichiarazione le Due Sicilie.
Cosa ancor più triste fu che il Regno di Sardegna era uno stato assolutamente incapace di poter gestire un'unificazione, che avrebbe dovuto richiedere un apparato burocratico statale davvero sviluppato.

Basta paragonare l'unificazione italiana a quella tedesca. Il regno di Prussia possedeva tutti i requisiti per un'unificazione di prim'ordine, "capeggiata" da Bismarck e seguita dall'efficiente burocrazia degli Junker, che portarono a termine un'unificazione senza eguali.
Proprio a questo proposito si sono largamente espressi grandi pensatori del tempo.

«[..]Che cosa ha ottenuto di meglio la diplomazia di Cavour? E' sorto un piccolo regno unito di second'ordine, che ha perduto qualsiasi idea di valore mondiale, cedendola al più logoro principio borghese, [...]un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un'unità meccanica e non spirituale (cioè non l'unità mondiale di una volta) e per di più di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo regno di second'ordine.
Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del Conte di Cavour!»
Fëdor Dostoevskij - Diario di uno scrittore, 1877.

«Non c'è chi possa comprendere quanto mi senta infelice quando vedo aumentare di anno in anno, sotto un governo materialista e immorale, la corruzione, lo scetticismo sui vantaggi dell'Unità, il dissesto finanziario; e svanire tutto l'avvenire dell'Italia, tutta l'Italia ideale. » Giuseppe Mazzini
Denis Mack Smith, Mazzini, Rizzoli, 1993, p. 286.

Insomma, è chiaro come il fiorente sviluppo del Regno delle Due Sicilie fu stroncato sul nascere. Sopratutto, è chiaro come la situazione sociale non era nettamente peggiore o migliore rispetto a quella delle monarchie e degli altri stati europei durante il 1800 e a cavallo tra le due rivoluzioni industriali.

Quindi, egregio sig. Paone, cerchiamo di non fare demagogia spicciola, tentando di calpestare ancora una volta il nostro passato, la nostra terra, cercando di far emergere una presunta ed inesistente inferiorità.
Grazie

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