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sabato 14 aprile 2012

BRIGANTI


Il sangue è passato ancora,
sopra questa terra amara.
La morte si fa destino,
lo sfregio diventa storia.
Il ferro delle baionette fuoriesce
dal corpo dei padri
davanti agli occhi dei
loro figli.
Piangono senza riuscire
i piccoli bambini, nudi.
L’Italia crescerà con
l’arte della rabbia e del rancore.
Saranno cittadini senza nessun onore
saranno terre lontane, lacrime, bastimenti
il mezzo per dimenticarsi i torti
subiti e dei tradimenti
per non assaggiare i comandi
dei soldati nelle nostre case.
Gli insulti, i tormenti, le umiliazioni
che entrano nelle ossa.
E sarà l’arte di continuare
a vivere senza credere
più a nessuno.
Sarà l’arte di imbrogliare per
non andare a letto a digiuni.
Saranno “guappi”, “pettegole”,
ladri, santi, ruffiani.
Saranno duca e “zantraglie”, preti
e ciarlatani.
Profumi nei palazzi, sottane e “parapalle”,
bassi, umidi e scuri, con l’alito di cipolla.
Una pizza con il nome di regina
di chi fu nemico fino a ieri.
I nipoti di chi fu brigante
saranno carabinieri.
Sarà una ferita aperta sotto
l’acqua ed il sole.
Un corpo che si spegne senza
emanare un odore.
Un grido senza voce che attraversa
le terre e le città.
Un pensiero tormentoso senza
nome che la notte ti viene a trovare.
Gente senza pace troverà le parole
giuste per nascondere meglio
le verità che non vuole dire.
Sarà allontanarsi sempre
da ciò che tocca il cuore.
Sarà dimenticarsi dell’innocenza,
sarà rendere più duro l’amore,
sarà recitare la commedia per
le strade e nei letti,
sarà far soffrire l’altro
solo per fargli un dispetto.
E il freddo scava la coscienza,
e l’onestà diventa uno sfizio.
Per le genti della mia terra
non ci sarà mai giustizia.
Ma io canto, canto per tutti.
Canto per dare coraggio,
canto per dare speranza.
Canto per la dignità degli uomini
che tanto abbiamo avuto.
Canto un canto di uomini
che sono stati.
Briganti

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