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venerdì 20 aprile 2012

Vito Cerullo: Il sud ha un'altra storia. Diffonderla sarà un trampolino di lancio per i nostri giovani.

Carissimi Sindaci, associazioni e cittadini del Sud Italia,


Ricevete questa mia sia perché siete amministratori di un territorio straordinario, cittadini e persone che amano le proprie tradizioni, la propria cultura e la propria terra e sia perché sono sicurissimo che anche voi soffriate del fatto che gli stessi luoghi e le stesse persone stanno scomparendo.

Luoghi stupendi svuotati e privati delle loro anime e delle menti migliori. Perdiamo pezzi perchè c'è troppa rassegnazione. Fin da giovani siamo stati abituati all'idea che al sud siamo "meno" in tutto, si tira a campare, da sempre convinti che in altra terra “saremo uomini migliori”. Invertiamo la rotta.

Non ho una vera richiesta, e nemmeno pretese, scrivo per l'attaccamento che provo per la mia terra e per la voglia di riscatto che matura in molti emigranti. Io sono un emigrante.

Sono convinto che la politica possa fare qualcosa. Si può partire dal basso, dai comuni ad esempio, dalla nostra cultura, dalla scuola, dai nostri giovani e dalla nostra vera storia. Conoscere la nostra storia non cambierà le cose, ma animerà i nostri paesi di persone diverse, nuova linfa per una nuova classe dirigente, più ottimismo, forza e voglia di cambiare.

Da 150 anni ci raccontano la barzelletta del sud liberato dai Savoia, l'Unità d'Italia, Garibaldi e Mazzini. Ma la realtà è un'altra. Un paese occupato da un secolo e mezzo, spogliato delle sue attività produttive e dei suoi primati, la distruzioni di interi paesi con le armi prima e con l'emigrazione dopo, e poi la storia, quella scritta dai vincitori, ha voluto dimostrare una inferiorità che prima dell'unità d'Italia non esisteva . E nessuno sembra saperlo. Briganti e non partigiani, a coloro che si ribellarono alle barbarie e alle bugie del tiranno Piemontese. Io sono un Brigante

Hanno cancellato la memoria di un intero popolo, rendendolo incapace di avere coscienza delle proprie origini e di comprendere il perchè degli attuali disagi. Ed è per questo motivo che sto cercando di diffondere, per quanto posso, la nostra vera storia qui a Reggio Emilia, di far assimilare queste scomode verità "mai lette, mai udite ma da tempo scritte e oscurate" alle migliaia di meridionali emigrati in questa mia nuova città. Dati di fatto fin ora mai smentiti che riguardano la nostra storia prima dell'unità. Vedo la tristezza, l'amarezza e la rabbia negli occhi e sui volti di chi legge per la prima volta. Ma c'è l'ottimismo che prevale, un senso di appartenenza che prima si ripudiava.

Pregiudizi e ignoranza. Ancora oggi nel 2010, per strada, nel bar o in un consiglio comunale c'è qualcuno che può dire "sei un terrone" quindi mediocre, rozzo e inutile. Adesso, con dati alla mano, non più. Non riescono a smentirmi. Le menti del nord sopraffatte da un "terrone" informato. INFORMARE, . E' una delle soluzioni per cominciare a costruire qualcosa di nuovo nei nostri paesi. Conoscere la storia e le mie origini è stato tutto per me.

Poter sapere che eravamo un popolo virtuoso, poter credere che sarebbe stata diversa la nostra sorte, avere delle basi solide sulle quali poter ricostruire un futuro pensando al passato, far crescere i nostri figli con la convinzione che al sud "c'è molto da fare", che il nostro destino è rendere migliore la nostra terra, questo dovrebbe essere un obbiettivo di tutti, anche della politica.

Il succo del discorso. Riuscire a partire dalle giovani generazioni riempiendo il voto che la scuola, la società e i media oggi come ieri stanno creando nei giovani meridionali. Credo che diffondere la nostra vera storia nei nostri comuni potrebbe essere la chiave per creare una generazione migliore, ottimista ed attaccata alle proprio origine per mai più rinnegarle.

Associazioni, pro-loco e cittadini, informatevi e diffondete con spettacoli, testi, articoli. Politici, finanziate e sostenete la nostra storia e la nostra "nuova" cultura.

Scusate se vi ho fatto perdere tempo.

Vi auguro un buon lavoro

Un saluto

Vito Cerullo
Un vostro compaesano

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