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venerdì 27 aprile 2012

Civitella, Civitas Fidelissima

Civitella del Tronto è un comune del teramano (Abruzzo Ulteriore I) che sorge a 589 metri sul livello del mare su di una rupe di travertino ed è sovrastato da una imponente fortezza, simbolo della cittadina e della sua storia.

La Fortezza
La Fortezza di Civitella è una delle più rilevanti opere di ingegneria militare della penisola: si estende sulla sommità di una cresta rocciosa per una lunghezza di 500 metri circa; una larghezza media di 45 metri e con una superficie complessiva di 25.000 m2.

Il primo nucleo del forte, probabilmente un castello, risale all'anno mille, ma la struttura militare iniziò a delinearsi in epoca sveva e poi angioina (XIII secolo), assumendo vieppiù rilevanza strategica data la vicinanza al confine con il nascente Stato Pontificio. In epoca aragonese e spagnola, la fortezza subì modifiche ed ampliamenti sino ad raggiungere l'attuale conformazione.

Gli assedi
Nel 1557, durante la Guerra del Tronto, fu posta d'assedio dai francesi alleati con Papa Paolo IV. L'assedio, feroce e violento, non riuscì a far capitolare la fortezza, anche grazie alla valorosa resistenza che il popolo della cittadella riuscì a mettere in atto. L'eroismo dei civitellesi fu ricambiato da Napoli con l'esenzione dagli oneri fiscali per quarant'anni e con il restauro, a spese del demanio regio, degli edifici e della fortezza. Inoltre, nel 1589, Filippo II di Spagna, sempre per lo stesso episodio, elevò Civitella al rango di Città e le conferì il titolo di Fidelissima.

Nel 1798 e nel 1806, la Fortezza venne nuovamente assediata dalle truppe Francesi. Nel 1806, la difesa dalla cittadella era affidata al maggiore irlandese Matteo Wade, che riuscì, eroicamente, a resistere contro le ben più numerose truppe Napoleoniche, capitolando, onorevolmente, solo dopo quattro mesi d’assedio. Gli assedi del 1798 e 1806 danneggiarono non poco le strutture, al punto che nel 1820 la Fortezza fu completamente restaurata mantenendo però il suo carattere rinascimentale.

Nel 1861, Civitella fu protagonista dell’ultima battaglia per la difesa dell’indipendenza delle Due Sicilie. Dopo aver attraversato i territori pontifici e parallelamente alla Battaglia del Garigliano ed all'Assedio di Gaeta, l'esercito piemontese, nell'ottobre del 1860, strinse d'assedio Civitella.

L'eroica resistenza
La resistenza civitellese fu tenace e stava dando i suoi frutti, tanto che, il 6 dicembre 1860, dopo diversi insuccessi da parte sabauda, gli assedianti furono costretti a ripiegare, ritirandosi dalle montagne circostanti il paese. Gli attacchi ripresero solo dopo che le fila piemontesi furono ingrossate da diverse compagnie militari giunte a sostegno e da una consistente sezione di artiglieria, grazie alla quale lo scontro riprese ancor più duramente. Nonostante ciò la fortezza non si arrese. Il 6 gennaio 1861, però, le truppe sabaude vennero totalmente sostituite e furono emessi alcuni durissimi bandi contro i civili. La situazione fattasi estremamente critica fu causa di tensioni tra i soldati borbonici: vi erano elementi intenzionati ad arrendersi ed elementi intenzionati a continuare la difesa del forte: sebbene alcuni reparti si arresero abbandonando la fortezza, a prevalere fu la volontà di chi voleva resistere, e la tenacia di questi soldati fu seconda solo a quella degli abitanti di Civitella: i civitellesi, infatti, si schierarono eroicamente a difesa della loro città.

Il 15 febbraio un violentissimo bombardamento provocò gravi danni e perdite tra i civili, ma la fortezza non diede cenno di resa. Dopo la caduta delle piazzeforti di Gaeta e Messina, però, l'offensiva sabauda poté concentrarsi su Civitella. Il 17 marzo 1861, a Torino, veniva proclamato il Regno d'Italia, ma Civitella continuava a resistere, continuava ad essere l'ultimo lembo di terra delle Due Sicilie ancora indipendente. Questo era intollerabile per Casa Savoia: così l'esercito del nuovo Regno d'Italia rafforzò l'offensiva riducendo allo stremo civitellesi e soldati. Nonostante ciò, anche quando giunse il messaggio di Francesco II che comunicava la resa ed ordinava di deporre le armi, gli assediati non vi cedettero e rifiutarono di consegnarsi al nemico.

L'epilogo
Seguirono due giorni di terrificanti bombardamenti. Fu una battaglia terribile in cui l'esercito italiano bombardò la fortezza per spegnere la resistenza degli ultimi reparti di soldati meridionali. Alle ore 11 del 20 marzo 1861, gli assediati giunti allo stremo delle forze si arresero. Dopo la firma della capitolazione, i vincitori presero possesso del forte issando il vessillo sabaudo. L’ultimo fiero ed eroico baluardo delle Due Sicilie resistette strenuamente fino all'ultimo e si arrese ai piemontesi solo quando la ragione prevalse sulla passione, solo quando consapevoli che l’epilogo sarebbe stato una carneficina, si volle evitare di spargere altro sangue.

Il 21 marzo 1861, Cavour comunicava alle corti inglese e francese la caduta di Civitella: anche l'ultimo ostacolo alla legittimazione del nuovo stato italiano era stato eliminato. Il 22 marzo, dal ministero della guerra di Torino, giungeva lo scellerato ordine di distruggere la fortezza e la plurisecolare cinta muraria angioina della città. In questo modo barbarico si faceva pagare la fedeltà dei civitellesi al vessillo duosiciliano e ed il coraggio della valorosa guarnigione, colpevole di aver fatto esclusivamente il proprio dovere. Molti dei reduci furono deportati nei "campi" piemontesi di Savona e Fenestrelle, da dove non fecero più ritorno.

Da quarantuno anni, ad ogni anniversario di quel giorno infausto, donne e uomini orgogliosi dell'eroismo dei propri avi commemorano i caduti di Civitella e rendono omaggio alla memoria di chi ha combattuto per la libertà della propria terra.

AnTuDo

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